Padroni pubblici del terzo millennio: come i baroni ?

Prima della rivoluzione industriale, dei diritti dell’uomo, del socialismo ottocentesco, dei sindacati, il rapporto di lavoro esisteva egualmente. Non era un rapporto ma un asservimento: il barone decideva il prezzo, il lavoro, l’orario, il compenso. Poteva spostare Tizio da un lavoro ad un altro, mandare a casa chiunque volesse e senza ragione. Ridurre il compenso o addirittura non darlo.

In questa potestà totale del “barone” (termine che nel lessico è andato a significare appunto la piena e totale potestà), la leva su cui reggeva il rapporto “di lavoro” è sempre stata l’imperio. Il lavorante capace e dotato di personalità, che si faceva valere con i risultati in qualità e quantità,  aveva tendenza a pretendere un trattamento migliore, se necessario a coalizzarsi con i colleghi (quelli meno timorosi che ci stavano).

Questi tentativi finivano sempre male. Il potere totale del barone ha sconfitto la richiesta di un rapporto umano (da uomo a uomo). Questo rapporto poteva aversi solo sul presupposto del riconoscimento della potestà, dell’assoluta adesione alla volontà del barone, cui mai si dovevano esprimere dubbi.  Solo e sempre: sissignore.  Allora il barone poteva anche avere un rapporto umano (che lui considerava tale) che quasi sempre ha fatto leva sulla commiserazione.

Il metodo era ed è sempre stato il medesimo: punire esemplarmente, espellere, vessare in modo palese, evidente.  Importante non era (non è) tanto il liberarsi di chi mette in discussione l’autorità assoluta (l’imperio),  ma, e soprattutto,  dare pubblico esempio a tutti gli altri perché vedano bene le conseguenze e non seguano quella strada.   Storie precedenti ai “diritti dell’uomo”, portato della rivoluzione industriale.

Metodi che possono ripetersi ancora oggi: se ne valgono i mediocri (i “bozo”: VEDI) che si trovano in funzione di comando (per quanto piccolo), coscienti o incoscienti della loro mediocrità, quindi timorosi di essere superati. Premiano yes man ed esemplarmente penalizzano coloro che temono, coloro che non sono disposti all’automatismo esecutivo.

Vogliamo avere qualche esempio recente, nella nostra Buccinasco?  lettere e tentativi di contestazione buttati là a raffica senza pensarci troppo, purché sia visibile la conseguenza per chi rifiuta il servaggio, non accetta di essere yes man, non è disponibile a eseguire quanto “suggerito”: la volontà del “barone”.   Questo nel caso di funzionari e dipendenti. Ammonimento fattuale rivolto a chi avesse idee di autonomia.

Nella loro corta veduta ritengono poi di applicare il medesimo metodo verso le imprese locali non della propria area: decine di visite più o meno ispettive. Funzionari mandati lì nei cantieri a far domande e fotografie (cercando di non farsi vedere), in modo che da un lato sia percepita la funzione ispettiva, dall’altro questa si possa smentire (passavo lì per caso…)  poiché svolta in forma non ufficiale.

Se non basta, se l’interlocutore persevera a sentirsi Cittadino, ad esigere il rispetto del ruolo, si può arrivare a discorsi che millantano esposti, denunce, vicinanze a magistrati inquirenti grazie ad amici di cordata che lavorano in tribunale.  In forma anche pubblica, per modo che possano intendere il messaggio anche altri che ascoltano; perché ne riferiscano.

Naturalmente queste operazioni non sono svolte sempre direttamente dai “politici”: non potrebbero farlo. Quando necessario trovano però qualcuno che, con la promessa di un premio, di un passaggio di ruolo, o  trasferimento ad un ufficio più gradevole, si acconciano ed eseguono, magari un po’ vergognandosi di ciò che stanno compiendo e disprezzando chi ha dato  l’ordine.

Quando la separazione fra l’autonomia dei funzionari e il comportamento dei ruoli elettivi diventa una carta velina sottile, è facile che avvenga l’osmosi. Che il ruolo elettivo, capitato a persone inadeguate, divenga allora in breve prevalente e dominante: ed ecco che ritorna il barone seicentesco della Terra di Lavoro. Ben più arretrati del contratto di mezzadria; dell’impresa cotoniera o del setificio lombardo dei tempi di Maria Teresa.

Che possiamo dire di questi comportamenti ?  Ciascuno nel suo ruolo salvaguardi la propria dignità di Cittadino: si richiami ai Diritti dell’Uomo. Status che non è contrattabile, non può essere ceduto, non deve soggiacere o porsi in secondo piano compromettendosi. Prima di tutto viene il rispetto di sé: prima del ruolo ricoperto, prima della mercede, ben prima del favore elargito quale elemosina.  A tutelare tutti deve esserci la legge, le regole, i sindacati, le istituzioni.

  1. #1 scritto da Saccavini il 31 marzo 2014 22:27

    Già si vedono le conseguenze: il Sindaco che non si presenta; i funzionari che si chiamano fuori. Una riunione annunciata e disattesa.
    I Cittadini che non sanno a chi rivolgersi, a chi domandare per ottenere le risposte, per sapere, per conoscere.
    Fare i baroni nel terzo millennio è fuori tempo: chi ci ha provato il secolo scorso è finito male ed ha fatto molto male al paese.
    Non possiamo farci niente se non osservare e valutare: ci serve di lezione.
    Per il domani.
    La amministrazione negativa e rinchiusa da cui distanziarsi per costruire un domani nuovo, aperto solare.

    RE Q

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