Un ceck up dei nostri comportamenti: vale per ricchi e poveri

Un decalogo che viene dagli USA. Che adotta i metodi comunicativi di quel paese: orientare verso comportamenti virtuosi i Cittadini nelle più larghe fasce, ponendo quale riferimento persone affermate. Oltreatrantico le persone affermate sono i ricchi: persone da imitare. Perché tutti lo possono diventare. Lo studente liceale Steve Jobs, come il fabbro John Ford o il giovane programmatore Bill Gates.

Qui da noi costoro sono parificati a utilizzatori di “mezzi fraudolenti” che hanno qualcosa da nascondere, di cui vergognarsi. Ma noi siamo un paese statalista centralistico pubblico che ha in odio il mercato e le sue regole, la sua libertà (falsa a prescindere). Quindi per fare l’operazione di cui si sta parlando si utilizzerebbe la categoria di divi televisivi affermati.

Il decalogo è ripreso da ilSole24Ore (VEDI)  a firma L.B. ed è semplice: una serie di comportamenti virtuosi attribuiti alla categoria ammirata di riferimento, contro quelli negativi, da non seguire.  Questi ultimi definiti i “poveri”.  Messaggio semplice, che attira per il titolo: “ricchi contro poveri: una dieta migliore”. Lasciamo perdere per ora  i criteri di questa comunicazione e vediamo il contenuto del decalogo cui Città Ideale fa da cavia nella risposta.

 1. Il 70 per cento delle persone molto benestanti mangiano meno di 300 calorie di cibo spazzatura ogni giorno. Al contrario, il 97 per cento delle persone povere consumano più di 300 calorie in junk food. (alimentazione variata e corretta)

 2. Anche così si diventa ricchi: non svelando mai i propri piani. Secondo gli studi di Tom Corley l’ 11,6 per cento delle persone ricche non dice quello che ha in mente mentre il 69 per cento di quelle povere se interrogato dice tutta la verità (preferisco diffondere, esprimere i valori in cui credo, considero questa riservatezza un atteggiamento da persona che non ha fiducia in se stesso).

 3. L’80% delle persone benestanti perseguono degli obiettivi, mentre solo il 12 % di quelle povere pianifica il futuro limitandosi a sognare una meta e non a raggiungerla. (Agire per obiettivi è parte essenziale del comportamento, sono portato a non fidarmi del primo giudizio, della reazione istintiva)

 4.Oltre a una maggiore attenzione alla dieta il 76 % delle persone benestanti fa esercizio fisico costante contro il 23 per cento delle persone più povere.  (l’esercizio fisico deve possibilmente far parte del proprio vivere, piuttosto che impiego di tempo per compiere attività dedicate alla salute fisica, comunque positiva).

 5. L’ 81 per cento delle persone benestanti tiene costantemente aggiornata una to-do list. Solo il 19 per cento delle persone povere compila un’agenda dove appuntare le priorità.  (indispensabile fare la ceck list: una abitudine mentale ripetuta anche più di una volta al giorno).

6. L’88% dei ricchi legge per almeno 30 minuti ogni giorno e preferisce l’istruzione all’intrattenimento. La percentuale di chi ha questa abitudine tra i poveri crolla al 2%. I meno abbienti preferiscono forme di intrattenimento meno impegnative trascurando la lettura e perdendo tempo con app e giochi.  (la lettura copre almeno 2 ore al giorno, tutti i giorni, così come i programmi Tv di storia e cultura, oltre alla musica cameristica e sinfonica).

 7. Sembra una banalità ma ricordarsi delle ricorrenze e avere cura dei propri cari più aumentare i lasciti futuri. Tom Corley ha scoperto che 80% delle persone ricche non dimentica mai di augurare con una telefonata il buon compleanno alle persone che gli sono più care rispetto all’11 per cento delle persone povere. (Il ricordo di un anniversario, anche il mio, è una casualità. Quasi sempre mi viene ricordato da parenti o amici.)

8. Il 44% dei benestanti si sveglia in media tre ore prima di andare a lavorare per organizzare al meglio la giornata e renderla più produttiva. La percentuale scende al 3% tra i poveri. (non tre ore prima, ma quando il tempo lo consente sono capace di alzarmi alle 5 o alle 6 per leggere o scrivere, per pianificare la giornata)

9. Il 63% dei genitori benestanti obbligano i figli a leggere due o più libri al mese, che non siano fumetti o previsti dal programma scolastico, contro il 3% dei poveri. I figli dei ricchi nel 70% dei casi sono anche fortemente sollecitati a fare lavoretti in casa e opere di volontariato per più di dieci ore al mese rispetto al 3% dei poveri.  (mio figlio non è stato obbligato a leggere. Fin dall’asilo, come suo padre e sua madre, ha impiegato parecchio tempo nella lettura. Ha per ieci anni svolto volontariato alla Croce Verde:  per sua scelta. Più dell’obbligo conta l’esempio)

10.Solo il 23 per cento delle persone ricche gioca d’azzardo, rispetto al 52 per cento delle persone povere. E quando i ricchi rischiano, lo fanno sempre con i soldi degli altri, non con i propri. (colui che gioca d’azzardo è persona che non stimo: in gioventù ho avuto un socio che ha quasi fatto saltare l’azienda con le puntate ai cavalli.  Tendenza che mi porta a diffidare).

Conclusione: non sono ricco, non sono molto benestante. Credo di far parte del ceto medio. Sono convinto che molte delle persone che in questo decalogo sono qualificati come “poveri” hanno nella maggioranza comportamenti qui definiti da “ricchi”. Il che però non significa che il decalogo sia inutile. Opportuno che le abitudini dei definiti “ricchi” siano seguite da tutti, indipendentemente dalla dichiarazione dei redditi.

  1. #1 scritto da Giorgio Vismara il 28 marzo 2014 18:09

    Buongiorno,

    Non siamo mica gli Americani
    che loro possono sparare agli Indiani
    VACCA gli Indiani……………………….

    cantava Vasco Rossi nel 1979……..

    ……………..

    Sul decalogo ricchi vs. poveri Vismara ha sviluppato considerazioni interessanti, simpatiche.
    Non tutte correlate all’obiettivo comunicativo originale ma sempre stimolanti e gradevoli.

    Una sorta di giudizio raffronto America – Europa o meglio America – Italia.
    Lo riportiamo in un prossimo articolo:

    TE LA DO IO L’AMERICA!!

    Grazie a Giorgio Vismara

    RE Q

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