Sud Milano: quando il PGT lo fa il commissario

Un articolo di Francesca Santolini su ilGiorno c’informa di un evento straordinario: il PGT che viene portato a compimento dal Commissario Straordinario di Trezzano sul Naviglio (VEDI). Un operazione davvero inusuale poiché il Commissario Giusi Scaduto ben poco conosce il tessuto sociale e le dinamiche locali: deve affidarsi a tecnici per la stesura di un programma che, con tutta la buona volontà, rischiano di dettare un futuro sviluppo del territorio dal carattere teorico, che non si sa quanto possa recepire dalla Comunità.

Immaginiamo le denunce dei politici locali: le grida sull’assenza di democrazia, su decisioni che vengono scippate all’assemblea elettiva, ecc. Le abbiamo vissute recentemente a Buccinasco quando il nostro commissario Francesca Iacontini portò a compimento il già avviato restauro di Buccinasco Castello. Decisione che rimpiangeremo perché la attuale assemblea elettiva è riuscita a compiere il miracolo di restaurare limitandosi alle cascine, escludendo il Castello!

L’articolo di Santolini fa sorgere riflessioni.  I principi cui il Commissario Scaduto (perché non far uso del termine al femminile?) si ispira: di trasparenza, rispetto del territorio, salvaguardia e potenziamento del verde, ecc. assumono in chi legge un carattere più serio. Il Commissario non ha il problema di dover essere rieletto: E’  esterno e privo di condizionamenti da interessi locali. Un impressione di maggiore validità, che dovrebbe preoccupare.

La politica, anche locale quando è rappresentata dal sistema partitocratrico, è così scaduta in basso da assumere un connotato mentale di diffidenza, per cui al Commissario nominato dal prefetto  è riconosciuta maggiore credibilità.  Bisogna che i nostri politici, anche locali, ci riflettano sopra ben bene.  C’è bisogno che promuovano un rinnovamento vero del far politica ritornando ai Cittadini, aprendo porte finestre, informando e incentivando deleghe e partecipazione.

Successe già sei secoli fa che la quasi totalità dei Comuni in Italia ricorse a funzionari esterni per affidare loro la conduzione del Comune: li chiamarono Podestà. Accordando loro una amplissima estensione del potere. Istituzione che il famigerato ventennio fascista riprese, è da dire con successo: perché la democrazia d’allora era del pari inficiata da camarille e politici serventi così come oggi (anzi allora meno, sembrerebbe). La nomina dall’alto, anziché dalla Comunità ne rappresentò un limite,  tuttavia in un contesto che si dimostrò efficiente.

Oggi purtroppo i Cittadini sono portati a fidarsi più del Commissario Prefettizio (figura non molto diversa dal Podestà) che dei politici locali . Un sfiducia dei Cittadini di cui i colpevoli sono individuabili nei politici locali, quale collettivo. Non è antipolitica (termine diffuso da politici e media fino a poco fa, oggi sparito perché controproducente).  Non tutti i Commissari sono eguali in capacità ed efficacia, ma il vantaggio dal venire da fuori ed essere estraneo agli interessi politici locali genera oggi un credito maggiore.

Bisogna prendere atto che la Democrazia non è un lasciapassare a prescindere per la politica, per i partiti: i partiti devono meritarsela. Oggi troppo spesso non se ne dimostrano all’altezza. Ecco il dramma che fa emergere l’articolo che ci sottopone Santolini. I Cittadini, ma soprattutto i partiti, i politici, ne tengano ben conto.

Quanto all’efficienza del Commissario ci piace sottolineare un recente intervento che Buccinasco dovrebbe replicare al più presto (una lezione di cui far tesoro): il protocollo d’intesa con la Gdf per cui il Comune attiva controlli: individuali, e a campione, sui Cittadini che beneficiano di prestazioni agevolate pubbliche (VEDI).

I partiti anche qui, sembrano portati a glissare: per loro è più conveniente distribuire a pioggia sussidi vari (Buccinasco distribuisce più di due milioni l’anno), che attivare controlli fiscali verso chi ne fa richiesta. Come efficacemente dice il nostro Andrea: “non sono soldi loro; tanto loro non pagano”. A pagare siamo noi Cittadini.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 5 marzo 2014 11:33

    Sembra una follia, di fatto, in qualche modo, sembra una rinuncia al concetto di democrazia elettiva, però, figure imposte dall’alto riescono a prendere decisioni e a fare scelte anche impopolari, che i “politici”, attenti al consenso e alla rielezione, non riescono a fare!

    Non devono prestare attenzione a questo o quel gruppo di interessi, non devono onorare le (tante) promesse fatte in campagna elettorale, non devono, in un modo o nell’altro, cercare di accontentare tutti (cosa, peraltro, impossibile che finisce col produrre pessime decisioni!).

    Tuttavia, personalmente, non mi piace l’idea di qualcuno nominato dall’alto che si sostituisca agli organi elettivi.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 5 marzo 2014 11:57

    Il link, grazie all’avvertimento di un lettore, adesso funziona, è stato sistemato.

    grazie e buona lettura

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 5 marzo 2014 12:06

    Buon giorno Andrea,

    che la nomina del Podestà diventi una regola credo non la voglia nessuno.

    Io resto accondiscendente ad una applicazione dell’imperium così come era stata costruita nell’epoca della repubblica romana 2500 anni fa…
    Vi sono periodi e criticità tanto seri ed urgenze così forti per cui è possibile che in un ente locale intervenga per un periodo breve e definito un dictator da fuori che sistemi le criticità.

    Si tratterebbe di una sorta di terapia quando la democrazia locale è malata.

    A livello nazionale oggi sarebbe quasi da auspicare (alla condizione assoluta che, trascorsi 3 o al massimo 5 anni, se ne torni all’aratro per dissodare i suoi terreni)….

    RE Q

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