Energia: dal Progetto Energia Buccinasco all’Italia

L’Energia, tema di uno stato riguardo ad autonomia, approvvigionamenti, dipendenza strategica del Paese, è questione che in Italia è trattata solo da riviste specialistiche di geopolitica o di macroeconomia. Non fa parte degli argomenti di cui la nostra politica (e i nostri media di conseguenza) si debba preoccupare. Anzi: meno se ne parla, meglio è.

Veniamo da un lungo periodo nel quale il tema ha avuto una valenza primaria nella divisione del mondo in blocchi; quindi questione delegata alle strutture dell’Occidente: la Nato, l’Ocse, in definitiva gli Stati Uniti. Sono trent’anni che si è creata la condizione di “sciogliete le righe” e andate come vi pare. In Italia, sembra che non ce ne siamo accorti.

Una delle cause del nostro declino sta anche qui: in una politica di potere tutta giocata sull’interno, poca o nulla la attenzione ai mutamenti e alle scelte strategiche.  Siamo così sempre più un Paese soggetto a condizionamenti che pesano sul nostro sviluppo, che nel quotidiano si avvertono poco, ma che pesano in modo crescente nella nostra vita quotidiana; riducono la competitività delle imprese. Riducono le occasioni di lavoro, aumentano la disoccupazione, la precarietà.

Sono faccende di cui si parla poco, come dicevamo. Poi quando si solleva il tema: una diffusa impreparazione, la mancanza di attenzione, di cultura su questi temi, genera reazioni emotive, facilmente strumentalizzabili. Tali da tenere il Paese fermo, inchiodato. Con l’inevitabile declino. Si da così spazio ai professionisti dell’ambiente un tanto al kilo; strumento da politica d’occasione.

Non che il tema dell’ambiente, della gestione ottimale e curata delle risorse sia da accantonare: anche qui si richiede metodo e serietà di studi e proposte, piuttosto che campagne ricorrenti che muovono emotivamente alla ricerca di consenso superficiale. Tutta la politica, i media in primo luogo,  deve fare uno sforzo di seria riflessione sui contenuti e gli obiettivi da porsi. Un altro più ampio discorso, non per questo da trascurare.

Circa il nucleare e l’energia Città Ideale ha già illustrato cosa sta succedendo ad esempio nella Russia odierna. Riguardo al nucleare (se ne parla meno ma anche degli Stati Uniti,  certamente non dormono). Pure la Russia è forse il sub continente più ricco ed autonomo in termini di approvvigionamento energetico tradizionale (VEDI).

Guardiamo adesso questa riflessione relativa ad un paese che dal nucleare è reduce da una tragedia scampata. Che ha rischiato non poco; le cui conseguenze sono ancora da comprendere e ci vorrà tempo: il Giappone (VEDI): il Centro Einaudi ha per motto.

CONOSCERE PER DELIBERARE

 

Istituzione seria il Centro Einaudi, utile come altre ( l’Istituto Bruno Leoni ad esempio) quale aggiornamento su tematiche spesso trascurate dai media.  Si tratta di una riflessione sintetica ma illuminante per gli aspetti che propone e le riflessioni che ne seguono. Emerge infatti l’importanza vitale assegnata all’autonomia energetica, qui in modo particolarmente evidente, ma propria di tutti i paesi che contano.

Interessante il legame di condizionamento che viene attribuito (per il Giappone come per la Cina) alla quota (detenuta in quantità) di debito pubblico  statunitense, come elemento di potenziale contrasto ad eventuali ipotetiche decisioni d’oltre Pacifico che intacchino gli interessi nazionali. Soprattutto quanto sia vitale per la competitività del paese in un sistema globale la autonomia e competività del quadro Energia.

L’Italia sembra indifferente al problema, priva di una strategia globale, che lascia decidere all’ENI, il quale fa del trading estrattivo petrolchimico la sua missione. L’energia è un’area nella quale l’Italia deve assolutamente investire con obiettivi di autonomia e competitività. Settore primario che genera ricchezza, lavoro, occupazione. Motore nello sviluppo del Paese… Capace di affrontare con serena obiettività le problematiche e complessità che derivano dalle scelte necessarie.

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  1. #1 scritto da Flavio T. il 1 marzo 2014 23:44

    Per quale motivo,
    si chiedevano i nostri bisnonni nella Milano di U. Boccioni del 1910,
    hanno messo le sbarre al posto del soffitto ?
    - per i tram elettrici, si dice …
    - per impedire gli slanci del genio, dicono i maligni.

    Il caso
    è fecondo nelle città
    e più le città son grandi,
    più il caso è fecondo.

    RE Q
  2. #2 scritto da Flavio T. il 2 marzo 2014 00:39

    Chi è,
    un secolo dopo U. Boccioni e Filippo T. Marinetti,
    l’uomo moderno ?

    Sempre il cavaliere animato dalla propria energia,
    che scambia con altre energie vitali.

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 2 marzo 2014 08:44

    Buon giorno Flavio,

    Mi fa piacere che il commento arrivi sull’energia… Energia quale tema da considerare a nel suo insieme, sia a Buccinasco che nella nostra Italia.
    … più le città sono grandi, più il caso è fecondo…
    ma gli slanci del genio è difficile che siano impediti dalle limitazioni.
    Quali che siano i mezzi impiegati lasciano sempre il segno..

    buona giornata

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 2 marzo 2014 09:43

    L’”uomo moderno” diventa una categoria, Flavio?

    Uomo moderno è chi vive… colui che è, nel tempo che vive… non sarebbe una qualità, un’essenza propria di cui si è dotati o meno.

    l’Uomo che intende vivere il suo tempo, guarda al domani, lo fa modificandosi con il tempo che scorre, possibilmente un passo avanti all’oggi….

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 5 marzo 2014 08:35

    Mentre si scriveva questo articolo (25 Febbraio), si era all’acme della crisi Ucraina. Non erano acute le criticità del sistema energia dell’Europa, costretta a dipendere da petrolio e gas.
    Inevitabile sul piano naturale.
    A parte i giacimenti del mare del Nord (Norvegia e Regno Unito) l’Europa ne è sprovvista.
    Tuttavia si sta capendo oggi quanto sia importante un sistema che consenta di essere autonomi da condizionamenti.
    Siamo deboli come europei, con l’area russa in grado di tenerci al guinzaglio facendo valere la minaccia dei rubinetti del gas.
    Se il ripensamento strategico del tema vale per l’Europa, l’Italia è al riguardo un mollusco, priva di spina dorsale. Manca di centrali a carbone, manca di centrali nucleari. Dipende totalmente dall’estero.
    Un vivere avendo una serie di stati che quando vogliono possono puntarci la pistola alla tempia.
    Oggi succede all’Europa intera; noi dobbiamo muoverci in fretta.
    Abbiamo sovraccosti esagerati che ci fanno perdere competitività (che vuol dire posti di lavoro). Quasi ridicolmente siamo i primi in Europa a finanziare (spendere, non investir!) le energie alternative.

    RE Q

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