Italia: evoluzione in atto. Riflessioni e problemi

L’incontro  Renzi Berlusconi arriva con vent’anni di ritardo e fa fare un passo avanti alla politica del Paese: un passettino. In ritardo e oggi insufficiente se non inadatto. La spaccatura verticale dei due blocchi il disconoscimento (soprattutto da sinistra verso destra,  e la conseguente reazione) ha fatto danni spaventosi. La partitocrazia doveva difendere i suoi fortini economici e sociali, ne è stata condizionata. Se non sono i politici a guardare alto, il Paese ne paga le conseguenze.

Perché oggi insufficiente? Se tutto andrà bene (si dovrà badare agli sgambetti, che non mancheranno), l’esigenza del momento non è un governo sicuro di governare; non basta. E’ inevitabile una politica di rigore, di maglie strette e sacrifici diffusi. Chi governa avrà cinque anni di tempo, ma spaccherà il paese e l’opposizione avrà argomenti facili per incolpare chi ha il bastone di comando.

Non abbiamo i 200 anni della democrazia bipartitica degli inglesi. Come in Germania questa è una fase nella quale, le larghe intese sono indispensabili (con i partitini messi ancora in  grado di dire la loro, ma  senza ricattare). Ammesso che Renzi ce la faccia, perché i nemici maggiori per una politica del genere li ha in casa sua.

Il programma (Jobs …): lo analizzeremo con cura e gli manderemo i contributi di Città Ideale. Vi sono problemi.  Il primo e più grosso è lo scarso spazio all’industria manifatturiera: turismo, arte e servizi non bastano. L’Italia deve produrre ed esportare se vuole far crescere il lavoro. Ce lo ricorda il centro studi Confindustria in un articolo de ilSole24Ore. Deve crescere l’economia reale come in Germania. Non abbiamo alternative serie (VEDI).

Altro tasto dolente è l’incompetenza (deludente e sorprendente) sul lavoro. Il rischio che si ripeta un flop come quello della Fornero, che metterebbe in soffitta ogni programma di crescita industriale, fa paura. L’affronteremo e diremo la nostra nei prossimi giorni. Il centro destra: non si capisce ancora bene cosa vuol fare e dove vuole andare: è un male per il Paese. Dovrebbe essere tutt’uno con Confindustria, e invece prevalgono ancora le diffidenze.

Probabilmente Berlusconi è un intralcio, ma non è archiviabile facilmente poiché dispone tuttora dei mezzi mediatici per essere determinante sul piano elettorale. Bisogna e bisognerà farci  i conti, individuando una “quadra”,  diceva Bossi, entro l’area moderata. Le variabili sono ancora molte. Su tutto però pesa, a destra come a sinistra, la partitocrazia: gli interessi conservativi, contrari al cambiamento. Punteranno a frenare a tenere fermo il Paese: la madre di tutte le questioni.

Guardiamo allora fuori dal sistema partitocratrico: Movimento Cinque Stelle, FARE per FERMAREILDECLINO e altri pezzi di movimenti in gestazione. M5S ha la responsabilità maggiore per realizzare l’alternativa. Per l’importanza numerica ma soprattutto per il progetto avanzato di una alternativa democratica, un aggiornamento del sistema della rappresentanza e della delega.

Se ne parla poco perché fa paura a chi oggi domina: un nemico mortale della partitocrazia. Già, ma perché il “nemico” M5S arrivi primo la macchina vincente non basta. Se i nemici sono ben individuati, la strada da percorrere è invece ancora incerta, anche confusa. Fatta di poche idee conseguenti alla democrazia diretta con aggiunta  una venatura di de-industrializzazione. Può anche esserci: l’occhio alla società del domani va mantenuto ma oggi il problema è il debito e il lavoro. Le terapie serissime per venirne fuori.

Un insieme irrobustito potrebbe aversi con iniezioni  di competenze: economia, industria, senso dello Stato. Una aggregazione fra le alternative alla partitocrazia. già presenti e nuove, è nelle cose possibili e augurabili. Bisogna onestamente prendere atto che siamo ancora parecchio distanti da un punto d’arrivo.

Quindi? Movimenti della politica in essere, in Italia; ancora in fase di poltiglia che sembra andare verso un consolidamento.  Ancora in mezzo al guado,  lontani da un punto di arrivo. Di partenza per la rinascita. “Diamoci da fare”, invitava l’Italia scherzosamente, ma non troppo, sorriso sulle labbra, il papa polacco ormai sono quindici anni fa. 

Forza, Italia!

 “non è mai troppo tardi”.

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 20 gennaio 2014 11:30

    Turismo, arte e settore eno-gastronomico sono la chiave per “liberare” le imprese manifatturiere e permettere loro di ripartire, il tutto necessariamente accompagnato da una seria e profonda riforma della burocrazia e del mercato del lavoro (riduzione dei vincoli a carico delle imprese e incremento della produttività).

    Occorre alleggerire il fardello che schiaccia le imprese, altrimenti non potremo che continuare con la crisi, la perdita di competitività, la conseguente delocalizzazione e perdita di nuovi posti di lavoro!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 20 gennaio 2014 12:01

    A voler essere cattivi (ma conseguenti ed espliciti) negli effetti elettorali di questa “non politica”, si potrebbe così argomentare:

    se l’economia non va bene a aumentano le criticità, per chi oggi ci governa c’è l’auspicio che si tratti di voti che si aggiungono;

    la delocazzazione: non importa.
    Il lavoro fatto all’estero non genera voti in Italia

    Tenere ferme le regole del lavoro: manifestazione di rigidità che aumenta il consenso

    Non razionalizzare la macchina pubblica: tenersi tutti idipendenti pubblici: equivale alla conservazione del consenso entro quell’area.

    Il processo del “cui prodest?” l’analisi degli effetti di scelte e non scelte della politica, forse non corrisponderà nel comportamento di tutti e di tutti al medesimo modo, ma certo aiuta a capire…

    buona giornata Andrea, anche se, con il vento che tira…..

    RE Q
  3. #3 scritto da Flavio T. il 21 gennaio 2014 22:46

    Deve essere pure parecchio ignorante quel Dr. Renzi lì !!

    Se lo tenga pure il David di Michelangelo, che hanno a Firenze !
    Noi ci teniamo il Liberty di Piazzale Baracca e Corso Vercelli !

    L’introduzione del Liberty a Milano è il segno tangibile dell’affermazione di una nuova cultura delineatasi sul finire dell’Ottocento, quello della Borghesia desiderosa di presentarsi con un’immagine ben caratterizzata.
    Con il suo florealismo lo stile Liberty finì con l’imprimere nella Città l’immagine della Natura minacciata dall’incombente progresso tecnologico, del quale appunto la nuova Borghesia era espressione.

    Siamo in pochi Intellettuali a scrivere su Città Ideale,
    ma di idee parecchio chiare …

    Salute.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 21 gennaio 2014 23:41

    Una lettura del liberty lombardo in chiave evocativa dell’intreccio floreale in una fase di industrializzazione che iniziava il galoppo.

    Fatico invece a cogliere l’ignoranza di Renzi, che a me pare ruspante, dalla mente reattiva e di un gusto dell’immagine verbale tipicamente toscana, che credo da apprezzarsi.

    L’impegno che sta assumento è al limite del logico e certo nei suoi piani vi è parecchio di migliorabile, da criticarsi.
    Tipico della partitocrazia la scelta dei candidati per cooptazione, che quindi rispondono a chi li ha nominati e non ai dententori del potere, ai Cittadini.
    Qui è un cancro che continuerà a corrodere ilsistema Democratico, che aumenterà il distacco dei Cittadini, che porterà al tracollo il sistema politico ed economico del paese.

    RE Q

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