Le spese da tagliare e la confusione del governo

Siamo messi davvero male: ogni giorno viene fuori una notizia di più o meno piccole tasse, ovvero di tagli nascosti alla spesa. Sono privi di coraggio, manifestano assenza di autorevolezza. Avranno magari anche competenze, ma non riescono a condividere una analisi credibile di almeno cinque anni di budget per il Paese. Non si rendono neppure conto di quanto sia disastroso questo modo d’essere. Prima di tutto per il Paese, ma anche per loro stessi; sarà necessario non avvelersi più dei loro servigi. 

Impressionante la sequenza di piccole furbate su questo  o quello, neppure accennate in sede di approvazione delle leggi, di cui si viene a conoscenza dopo: i carburanti, le autostrade, le assicurazioni; aumenti di impostine qui o là. Fino a scoprire che per la scuola arriva il taglio a categorie di insegnanti sugli scatti di anzianità o che altro.

Pensiamo cosa sta succedendo sulla applicazione di un indirizzo europeo: la autonomia finanziaria dei comuni. Quasi nessuno conosce le sigle che definiscono l’imposta. Non conosciamo qui a Città Ideale un blog o un media che sulla imposizione comunale dica la situazione di partenza come è:

lo Stato non deve più trasferire risorse ai Comuni, che devono cavarsela da soli con i loro Cittadini

L’effetto quale sarebbe? Riduzione di tasse dallo Stato per X miliardi (che noi Cittadini dobbiamo vedere nelle nostre tasche), sostituite complessivamente da un po’ minori tasse che si versano direttamente ai Comuni. Un po’ meno, perché il meccanismo genera più efficienza e gli amministratori locali saranno invogliati a bene amministrare se vogliono essere eletti.

In Italia, con la partitocrazia che abbiamo, stanno cercando di prenderci in giro ancora una volta. La tassa locale (che non deve essere basata sulla proprietà della prima casa ma sulla occupazione della medesima, che sia in proprietà o in affitto) si sta cercando di applicarla dopo aver fatto finta di eliminarla (tolta l’IMU, sostituita da tasse pagate a Roma). Lo Stato che fa? si tiene i mancati versamenti ai Comuni e trova il modo di spenderli diversamente.

La partitocrazia è incapace di fare una politica seria, di trattare i Cittadini, i propri azionisti, in modo coerente. Ha una paura estrema di dover ridurre le spese della macchina statale (che vuol dire, per essere chiari, programmare una riduzione graduale fino ad un 20 o forse 25% del costo complessivo degli occupati pubblici). Teme di perdere consenso e non lo fa. Ed ecco che per mantenere l’equilibrio di gestione continua con nuove tasse, e approfitta dell’IMU (ripetiamo è obbligata a farlo, dall’Europa) per tenersi in tasca, da spendere, una paccata di miliardi.

Non ne veniamo fuori, così. Altro che uscita dal tunnel! Ci restiamo dentro ed il debito pubblico continuerà a crescere. Il sistema dei media che di queste cose non parla: tutti allineati alle esigenze della partitocrazia, continuano a raccontarci le questioni in modo distorto interpretando le esigenze dei partiti che li finanziano.

Viene alla mente la inaudita e sorprendente uscita che risale all’estate scorsa nella quale 44 sindaci dell’hinterland milanese (fra questi anche Maiorano, giusto riconoscerlo).  L’appello al rispetto, alla applicazione della Costituzione che garantisse l’autonomia amministrativa, coscienti delle conseguenze che comporta, di una maggiore trasparenza e rendicontazione ai Cittadini delle tasse locali a loro richieste. Non se ne è saputo più nulla…. Questo è l’effetto di avere amministratori che, prima che ai loro Cittadini, devono eseguire l’ordine del partito di Roma.

AZZERAMENTO DEI COSTI DELLA POLITICA

 POLITICA DI SERVIZIO COME PER ORA FA SOLO IL M5S

 A CASA TUTTI I PARTITI NAZIONALI

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 8 gennaio 2014 10:44

    Le riforme sono tante e profonde: da quella fiscale (in senso federalista vero, con drastica riduzione delle tasse versate allo stato centrale) e con chiara e univoca individuazione dei livelli di governo e delle relative responsabilità (che oggi sono divise tra più enti per cui nessuno è davvero responsabile di nulla), a quella della Pubblica Amministrazione, senza la quale diventa difficile operare (minor burocrazia e più orientamento ai risultati oltre alla possibilità di ridurre il personale in eccesso! e ce n’è, probabilmente non a Buccinasco, ma in generale sì), a quella della gestione del potere (sì allo spoil system, con organi di controllo nominati, però, dalla minoranza, perché è difficile se non impossibile governare una nave se l’equipaggio fa quello che vuole lui e non quello che viene deciso dal comandante!).

    Oggi abbiamo un sistema basato su regole (tante, intricate, complesse e, a volte, contraddittorie) che, semplicemente, non funziona, crea un contenzioso enorme (che spesso vede gli enti soccombere) e che funge da paravento contro ogni tipo di responsabilità: tutto è stato fatto secondo le regole!

    Dal questa visione del sistema di regole deriva la divisione delle funzioni (indirizzo e gestionale) che è ridicola, nel complesso, anche solo in teoria!
    Come se la struttura, dirigenti e dipendenti, fosse una sorta di programma automatizzato che esegue, secondo le norme, quanto deciso!
    Non è così!

    Senza contare che, come ciliegina sulla torta, occorrerebbe, per legge (pressoché inderogabile), obbligare gli enti a stare fuori dall’economia reale: non c’è alcun valido motivo per il quale un Comune debba mettersi a fare l’imprenditore!

    Non ne è capace e non lo fa con soldi propri (ma con quelli dei cittadini), quindi non può ponderare “correttamente” il rischio!

    E, in un modo o nell’altro, degenera inevitabilmente alla ricerca del consenso (e non del profitto come deve fare ogni impresa; di solito per farlo si usa la comoda scusa del servizio ai cittadini!).

    Volete un esempio lampante?
    Le farmacie! Quelle private sono state, storicamente (oggi lo sono un po’ meno), delle miniere d’oro, quelle comunali, quando va bene, riescono a non perdere chiudendo in pareggio (o con utili risibili).

    Se chiedete perché, vi risponderanno che l’obiettivo non è quello di fare utili, ma di offrire un servizio ai cittadini!
    Provate!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 8 gennaio 2014 11:24

    Certificato da Andrea l’effetto dello Stato, della struttura pubblica occupata dalla partitocrazia…

    Avrei solo una riflessione a margine:
    Lo spoil system può reggere se la gestione è poi di tipo imprenditoriale e moderno.
    In Italia lo spoil system significa solo mettere un servente che esegue ciò che il politico ordina senza che questi si sporchi le mani.
    Data la mentalità diffusa dei politici estranei al mondo dell’impresa e delle professioni, non sicuri nei metodi di gestione e portati a considerare la responsabilità dle potere in termini assolutisti, da padrone delle ferriere, lo riterrei un metodo pericoloso 8come del resto si sta dimostrando la nomina del Segretario effettuata dal Sindaco….

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 8 gennaio 2014 12:41

    Giusta osservazione, ma come ho detto il sistema andrebbe ribaltato come un calzino e, in quell’ottica, inserito anche uno spoil system funzionale: a quel punto il controllo sarebbe molto meno formale (basato cioè su regole e procedure rigide e onnicomprensive) e molto più sostanziale, cioè basato sui risultati (che alla fine pesano sulle tasche dei contribuenti).

    Aggiungo, come ho già più volte ribadito, che occorre anche riformare il “sistema” politico, magari con meno figure, ma pagate meglio proprio perché occorrono persone capaci e competenti per “gestire” strutture complesse e con fatturati degni di una media impresa come il nostro Comune!

    Altrimenti si corre il rischio di finire in mano a dei dilettanti allo sbaraglio che, incapaci di ottenere soddisfazioni nel settore privato (meritocratico), “giocano” a fare i grandi “manager” nel pubblico, coi soldi dei cittadini, con effetti tra il tragico e il grottesco!
    (sottolineatura ndr)

    In tal caso li pago nominalmente poco, ma costano molto cari alla collettività!
    Oppure si riservano tali cariche “solo” a coloro che possono permettersi di non dover campare del proprio lavoro perché vivono di rendita.

    RE Q

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