Buccinasco diritto allo studio e scuole pubbliche

Una delibera di questi giorni  che eroga 130mila euro del comune alle scuole statali (VEDI) ci fa soffermare su un tema che questa amministrazione affronta su un piano prevalentemente ideologico. Nonostante la legge, queste erogazioni ed altri servizi integrativi che il comune eroga per le scuole “statali” (ad esempio 600mila per il pre e post scuola affidato in gestione a terzi), crediamo meritino una riflessione, oltre che una informazione per i Cittadini.

Come molti sanno (ma non tutti, purtroppo, oppure trovano comodo dimenticarsene) il termine “statale” non significa “pubblico”. È bene che questo concetto sia chiaro e ribadito: “statale” significa servizio pubblico gestito direttamente dallo Stato. Con ogni conseguenza che ne viene per una gestione centralizzata, monopolistica, costosissima (non solo per il Paese ma anche per le casse della nostra Comunità).

Bene precisarlo quando si parla di costi nostri, anche perché quest’anno in carico alla Comunità ci sono pure milionate  di euro per la manutenzione degli immobili  scolastici e dei giardini. Belle cose, giusto farle, come sono lodevoli le delibere che facilitano la partecipazione allo studio per le famiglie e gli studenti, le attività post scolastiche o complementari. Tutto bene, ma quando le spese le assume la Comunità poi i servizi dovrebbero essere rivolti a tutti i Cittadini della Comunità.

Non solo quindi a coloro che si servono delle scuole “statali” ma ai Cittadini che hanno il medesimo diritto  allo studio e si servono di scuole “pubbliche”, parificate. A Buccinasco abbiamo la Materna Parrocchiale di Romano Banco e Nova Terra. Seicento alunni (579 quest’anno) fra i residenti di Buccinasco. Non è che questi Cittadini partecipano a finanziare la Comunità come tutti,  ma che poi, quando la Comunità deve stanziare risorse da destinare ai servizi scolastici questi Cittadini diventano di serie B e non ne usufruiscono; le scuole non sono coinvolte, non ne sono informate, sono lasciate a se stesse.

Nel piano di diritto allo studio (VEDI) viene inserito come erogazione scolastica l’importo destinato a garantire per tutti i Cittadini il servizio di scuola per l’infanzia. Un costo di 470mila euro che il Comune copre rivolgendosi alla Parrocchia:  una struttura parificata anziché gestirlo in proprio. Scelta gestionale appropriata che permette l’offerta di un servizio apprezzato ad un costo molto ridotto.

Se infatti il Comune gestisse in proprio questo servizio la Comunità dovrebbe sborsare 2milioni di euro l’anno. Questo importo quindi è una scelta di investimento fra le opzioni possibili, non fa parte del piano per il diritto allo studio.  Bene anche qui precisare, perché ci troviamo consiglieri che straparlano di “regali alle scuole private”, usando terminologie strumentalmente ideologiche.

Veniamo al punto allora: perché  i servizi implementali allo studio debbono avere l’interesse della Comunità, e le spese conseguenti, solo per le scuole pubbliche  “statali”? il pre e post scuola, ad esempio (ma vale anche per le altre voci: Materiale didattico e per la direzione didattica, sportello di psicologia scolastica) forse le famiglie che si servono della scuola pubblica non statale sono Cittadini di serie B ? devono essere “puniti” perché non si rivolgono alla scuola pubblica  “statale” ? contribuire con le loro tasse ai servizi destinati alle scuole pubbliche “statali”  mentre per la loro scuola “pubblica parificata” non si considera nulla?  

C’è qualcosa di rilevante da sistemare, che non riguarda soltanto la componente economica che pure pesa, e non poco. Qui si tratta di dar corpo ad un concetto più elementare e superiore: la parità di trattamento per tutti i Cittadini, per tutti gli alunni. Materia su cui riflettere. Da approfondire e migliorare. Crediamo sia abbondantemente matura l’ora perché il sistema pubblico della scuola venga trattato nella sua interezza e parità di condizioni.

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