Buccinasco: pubblici amministratori e legalità

Riceviamo dall’ex Sindaco, in primo grado condannato per comportamenti legati al suo incarico, che dice la sua sulla vicenda che riguarda il suo successore e il vicesindaco. Diciamo subito che non si può condividere l’impianto della sua analisi, troppe sono le differenze con la nostra convinzione che sia necessaria una rifondazione della politica rafforzando le strutture centrali e locali dello stato e lasciando alla politica le strategie, l’indirizzo, il controllo.

In sostanza:  alla politica va  il timone del comando riguardo alla direzione da prendere, mentre le decisioni operative devono essere di altri. La forza stabile della gestione comunale, alla quale bisognerà rimettere la testa che la politica ha decapitato. Ne parleremo ancora. Nel mondo globalizzato ove vince il più efficiente e capace, nel quale vanno abbattute le rendite di posizione lasciando solo quelle che vengono dal merito, il nostro paese potrà salvarsi solo buttando a mare questo modo del far politica (con una pietra molare al collo).

Ciò detto però, sul modo con cui viene politicamente “usata” la magistratura Cereda ha ragioni valide. L’impianto attuale va sbaraccato e ricostruito. Il merito e la capacità deve anche qui diventare davvero l’unico metro di carriera. La politica deve essere buttata fuori. Il sistema giudiziario sporco ha come effetto ultimo il far west, come ci insegnano centinaia di film americani ove lo sceriffo corrotto muore mentre trionfa il Cittadino etico, che promuove LA LEGGE EGUALE PER TUTTI. Oggi non sempre lo è.

Ne parleremo ancora di questi temi. Città Ideale accoglie tutti ed a tutti i Cittadini riconosce la dignità loro attribuita fin dalla Repubblica  greca. Un grazie a Cereda per il suo contributo, per un dibattito che in ogni caso aiuterà Buccinasco a guardarsi dentro, a superare le criticità che ci stanno facendo soffrire. (titolo della redazione)

LE REGOLE, LA TRASPARENZA: LA GIUSTIZIA POLITICA

 (Loris Cereda 16 11 2013) Ho aspettato a lungo a dire come la penso su questa vicenda perché , una volta tanto, credo che le parole vadano pesate più di quanto lo siano state fino ad ora. Partiamo da un lapidario commento “tecnico”: l’avviso di prosecuzione delle indagini è qualcosa di più grave dell’avviso di garanzia; quindi il dire allegramente “non si tratta di un avviso di garanzia ma di un semplice -avviso di prosecuzione delle indagini-“  è un modo di prendere in giro la gente buttando fumo al fine di confondere le idee.

Per chiarire; l’avviso di garanzia significa che è  in corso un’indagine su di te, l’avviso di prosecuzione delle indagini significa che l’indagine precedentemente in corso su di te (la quale magari non ti è stata notificata perché  il pubblico ministero ha richiesto di tenere le indagini “coperte”) hanno, secondo il pubblico ministero e secondo il giudice per le indagini preliminari, fornito elementi tali da giustificare ulteriori indagini. La “prosecuzione” è il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto; da un lato significa che non ci sono elementi sufficienti per chiedere un rinvio a giudizio, dall’altro che ce ne sono a sufficienza per non archiviare.

Questa è la realtà, niente di più e niente di meno, sbagliano quindi gli amministratori a non sottolineare la gravità di ciò che sta succedendo. Detto questo però non cambio certo la mia visione delle cose e continuo a ritenere che l’episodio sia la solita trita, folle ed inaccettabile storia dell’ossessione antagonista di una buona parte del Tribunale di Milano nei confronti della politica.

Un certo settore della magistratura ha un disegno molto preciso in testa, sostituire lo Stato democratico con uno Stato dominato dalla tecnocrazia burocratica (dove loro sarebbero il vertice) uno Stato che (nella loro follia) chiamano Stato Etico.

Questa scelta ideologica li porta non a scoprire e reprimere i reati gravi (e le cronache dei delitti impuniti per scarsa attenzione o per totale sottovalutazione sono all’ordine di ogni giorno) ma a costruire teoremi sui quali creare il “reato” laddove il comportamento dell’inquisito (con ossessiva attenzione ai politici, ma non solo) non corrisponda alla loro tecnocratica volontà di potere.

Questo costante, opprimente e folle travalicare della Magistratura nel campo della politica (ma anche dell’economia, vedi caso Ilva) è, a mio avviso, il più pesante pericolo che incombe sulla nostra vita civile. Lo dicevo prima di essere buttato nel tritacarne giudiziario, lo dico ora che ci sono in mezzo, lo dico ancora quando in mezzo ci sono finiti i miei avversari politici.

Purtroppo però sono pochi i politici che hanno il coraggio di opporsi a questo delirio, nel centro destra soprattutto per codardia, nel centro sinistra perché, comunque, quando si tratta di loro la mano è sempre più leggera (e Buccinasco lo conferma). Se sei del PDL finisci in carcere per una supposta turbativa d’asta, se sei del PD anche con la concussione resti fuori e, quasi sempre, la mano della prescrizione o qualche altro aiutino ti vengono a salvare.

Quindi la sinistra ha da sempre strizzato l’occhio al Partito dei Magistrati perché alla fine picchiava molto di più contro i suoi avversari e, tutto sommato, gli tornava utile. E allora si sono riempiti la bocca di slogans come legalità (minuscolo), trasparenza, onestà; fanno sit in contro il “crimine organizzato”, sproloquiano sui legami tra politica e malaffare e via andare con il repertorio ben noto che dà forza e supporto alla follia manettara.

Peccato però che uno degli esempi più grevi di questo atteggiamento sia quello di chiedere le immediate dimissioni di un qualsiasi avversario messo sotto attacco dalle procure: qui l’asino casca.

Perché, cari Maiorano e Pruiti, o la fiducia nella Magistratura è piena e allora non vi resta che dimettervi e lasciare che la giustizia faccia il suo corso togliendo Buccinasco da questa imbarazzante situazione, oppure dovete dire chiaro che anche voi siete vittime della Follia e combattere, restando al vostro posto, contro questo ulteriore attacco a quel che resta della democrazia nella nostra città.

Se sceglierete la prima opzione sarete coerenti con ciò che avete sempre detto, se sceglierete la seconda sarò il primo a venire sotto il comune a darvi la mia solidarietà umana e politica. Se, invece, terrete un atteggiamento ambiguo e continuerete ad amministrare parlando di legalità e di trasparenza, farete del male alla città e alla vostra immagine di uomini. E questo mi sento di potervelo dire perché  io non mi sono mai piegato e mai mi piegherò ai soprusi, anche quando, come ben sapete, potevo tranquillamente patteggiare una condanna finta e far finire tutto a tarallucci e vino.

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  1. #1 scritto da Saccavini il 18 novembre 2013 21:32

    CONTINUA IL NON DIRE ovvero il “dire di non dire” condito con quantità industriali di lubrificante per digerire, far scivolare la notizia… ecco che dice un giornaletto che riteniamo di poter definire amico del vicesindaco:

    http://www.comune.buccinasco.mi.it/statica/Settegiorni_16nov_Indagini_preliminari.pdf

    da cui emerge:

    UNO: l’indagine della GdF riguarda il comune e le sue deliberazioni, come ora lasciano intendere fra le righe, i due maggiori esponenti della Comunità mentre due mesi fa la dichiarazione del Sindaco era diametralmente opposta: “l’ispezione ha riguardato il dipendente” e solo lui, non il PGT, non l’amministrazione”.
    Si dimostrano ora reticenti e poco credibili allora. Perché dovrebbero esserlo oggi?

    DUE: sempre dalla elucubrazione del giornalista che cita virgolettando il loro pensiero, gli sviluppi e le conseguenze si potrebbero ragionevolmente individuare nella lettura del pc sequestrato, da cui potrebbero derivarsi comunicazioni a due e tre a mezzo email….
    Naturale che siamo a congetture, vista la riservatezza che giustificano con il rischio di inquinamento indagini.

    TRE: Rischio di inquinamento che i giudici non intravedono (perché avrebbero agito diversamente, non contestando aspetti ancora da approfondire e limitandosi ad altri, o trovando comunque altre formule) a meno che la riservatezza sia un ordine imperativo del giudice inquirente.

    Finora però quest’ultimo aspetto, che a loro farebbe comodo, non lo indicano… quindi.

    RISERVATEZZA E SILENZIO…. Questo è il motto di chi ci amministra, anche se riguarda loro direttamente, anche se di mezzo c’è la credibilità dell’istituzione!!

    RE Q

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