Trasparenza ed etica: Cancellieri ci dimostra quanto ci mancano

La vicenda non è il caso di riepilogarla e francamente non siamo invogliati a ripeterla. Siamo nella quotidiana dimostrazione di politica ridotta a gossip, a chiacchiere e maldicenze. Stiamo invece parlando della questione forse più importante nella gestione dello Stato: la dignità e l’autorevolezza di coloro cui viene assegnato il compito di gestirne le sorti.

Veniamo anche qui a conoscere che la casta politica non si compone solo di politici di professione ma di strutture, per così dire di complemento: aziende pubbliche o che vivono di pubblico; il sistema bancario  (che pubblico ancora è riguardo alle decisioni privatizzato per finta); aziende private che degli intrecci con i salotti che contano e dei rapporti con il pubblico vivono; professionisti che svolgono attività per queste aziende o per il pubblico. E via aggregando, con familiari al seguito.

Il sistema si regge su queste relazioni e reciproci condizionamenti, scambi di favori, cooptazioni che coinvolgono tutti gli strati. Ministri, parlamentari dirigenti, banchieri, intrallazzatori. Imprenditori   para pubblici o comunque protetti dal sistema finanziario o da contratti pubblici. Sistema entro il quale i rapporti di relazione, il loro mantenimento e crescita conta molto di più dei doveri istituzionali, aziendali, societari, di funzione, della professione.

Non tutti sono corrotti, (ma ve ne sono), non tutto è marcio. Però i sistema pubblico statale e di relazioni è gravemente malato, in condizioni tali da mettere a rischio la sopravvivenza del sistema.  Anche chi vi si avvicina provenendo dall’esterno, per casualità o indubbie elevate capacità, ne viene intaccato, condizionato. Spesso si trova poi (o prima) a dover scegliere fra il dovere d’ufficio e la coltivazione delle relazioni: ineluttabile che il confine sia osmotico, permeabile, nel migliore dei casi.

Trasparenza ed etica si trovano ad essere un intralcio. Spesso (VEDI l’articolo de ilfattoquotidiano che descrive le relazioni di famiglia, ma anche: VEDI: la denuncia del M5S: analisi coincidente alla nostra). Troppo spesso. Il problema di cui stiamo parlando diventa evidente, non solo per il caso specifico.  Perché svela la normalità di relazioni amicali che è abituale affrontare impiegando il proprio ruolo, la propria influenza, al fine di consolidare gli intrecci relazionali. Intrecci relazionali che diventano più importanti di tutto.

Che i colleghi al governo, il premier, difendano la persona e la carica è anche gioco di sopravvivenza. Che non abbiano nulla da dire su concetti espressi dal ministro: offerta di assistenza a importanti amici di famiglia. Sulle necessità della famiglia, tutta coinvolta in ciò che sappiamo, sia pure in colloquio telefonico informale, rende inattendibili tutti. Tutto il sistema condivide,  adotta “il comportamento Cancellieri”: diventa una normalità.  Non se ne accorgono?

Quali conclusioni trarre da questa descrizione? Non proprio belle: l’intreccio è così pervasivo e consolidato che  sarà quasi impossibile poterli sciogliere dall’interno, per virtù propria (ammesso che ancora ce ne sia). Il declino del paese trova in questa conduzione sostanzialmente affine al “familismo amorale” delle Comunità ferme al Settecento, forse la sua principale ragione del suo permanere granitico, del tutto avulso dalla realtà che il Paese deve affrontare.

Non troviamo entusiasmante la soluzione che si impone e che anche qui:  è il rovesciamento. L’alternativa che passa per l’azzeramento dell’architettura esistente. Il taglio del nodo gordiano, con un passaggio obbligato; l’unico oggi davanti a noi.

Forse l’ultimo rimasto: i Cittadini devono far valere il loro potere, quello che hanno nelle mani: il voto.  Il voto può mandarli tutti a casa. Succeda poi quel che succede.  Si ricomincerà da capo, faticosamente, ma potremo rialzare la testa e guardare avanti, costruendo il futuro per i nostri giovani, i nostri figli.

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  1. #1 scritto da Riccardo il 7 novembre 2013 01:03

    Il voto li può mandare a casa, ma nel frattempo mantengono la poltrona ben incollata al proprio fondo schiena!

    Non vi è dignità in questa classe politica e di finti tecnici!

    Nutro poche speranze che il nostro paese possa risollevarsi con l’attuale classe dirigente.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 7 novembre 2013 10:50

    Ben trovato Riccardo,

    Forse la mancanza di dignità personale in rapporto al ruolo ricoperto è una conseguenza, come ho cercato di spiegare nell’articolo.
    Semplicemente l’impressione è che siano entro un cerchio chiuso, al quale si perviene per cooptazione: un cerchio divenuto grandissimo, tuttavia chiuso, nel quale si può entrare, ed allora si aprono possibilità di incarichi e affari importanti, ma anche uscire ove, non si risponda alle attese che hanno quelli che dentro sono.
    Una sorta di massoneria di fatto, che fa prevalere le relazioni interne su compiti e obblighi di etica e dignitià del ruolo, dell’istituzione ricoperta.

    Le speranze che costoro siano in grado di procedere allo smantellamento del cerchio chiuso, sono davvero al lumicino.

    le soluzioni per il Paese, per il nostro povero Paese, sono tutte al di fuori: la possibilità che abbiamo, l’unica: mandarli a casa con il nostro voto di Cittadini.

    Ne parleremo su cosa bolle in pentola e su quale può essere un percorso… ne parleremo ancora.

    RE Q

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