Istruzione pubblica in Italia: si può andare avanti così?

Stiamo sentendo oggi il piagnisteo sulla riduzione dei fondi alla sanità (al SSN servizio sanitario nazionale). Da buon paese sovietico di stile URSS quanto si deve spendere lo  decide lo Stato a Roma (il Governo propone, il Parlamento approva) . Poi il Governo distribuisce i fondi alle Regioni (adottando, si spera, criteri equanimi). Le Regioni  (i politici della Regione: Giunta e Consiglio) li ripartiscono per ciascun plesso e struttura del sistema.

Idem per la scuola: spesa sempre decisa per decreto governativo, approvato dal parlamento, e via distribuito, ma in questo caso non passano soldi alle regioni, vanno a province e provveditorati. I quali ripartiscono. Una pazzia logica e funzionale. Proprio nessuno se ne rende conto al governo? Proprio nessuno se ne rende conto al parlamento?

Davvero nessuno pensa agli enormi sprechi che genera una gestione cosiffatta? Alle inefficienze in termini di prestazioni e servizi erogati? Alla scuola statale che invita le famiglie a fornire carta, pennarelli e gessetti, e che altro per far scuola? Una pazzia, non c’è altra definizione che attenui la gravità di questa situazione.

A causa di questi sprechi ci stiamo impoverendo, facciamo meno PIL perché perdiamo competitività.  Non possiamo più sostenere una gestione di funzionari e burocrati ciascuno dei quali inserito in un sistema ove l’efficienza è cosa inesistente, che ha quale unico modo per affrontare i problemi: bussare  cassa allo Stato. Perché tutto rimanga come è e si possa anzi spendere di più? Ove non esiste neppure il criterio di razionalizzare le risorse per rendere un servizio?

Come può andare avanti così il nostro povero Paese? Come possono competere nel globo i nostri giovani d’oggi e quelli di domani se per servizio pubblico si intende un megakombinat unico da cui promana tutto, nel quale l’unico responsabile è colui che firma la spesa totale a Roma e tutto resto  il  segue automaticamente a ruota:  fatto da persone che di responsabilità sul risultato sono private?

In questo contesto il nostro povero Paese, la nostra sempre più deludente casta politica, si trova qualche gioiellino di impegno Cittadino  dal territorio, che gestisce scuole parificate. Pubbliche ma che non fanno parte del megakombinat istruzione statale. Strutture che vivono dei contributi che singoli Cittadini, volontariamente, sborsano per istruire i propri figli. Strutture per due terzi a matrice religiosa, per un terzo diversa (VEDI): la comparazione dei dati, dei costi per lo Stato, ne testimonia l’utilità. 

Costano molto meno allo Stato, ovviamente. Perfino un cretino direbbe: facciamo in modo che le singole scuole diventino autonome e siano gestite secondo un format. Come un MC Donald che eroga lo stesso servizio dappertutto, con direttori locali che gestiscono e rischiano in proprio, ma sempre MC Donald sono.

Quelli che funzionano bene hanno di più, avranno più studenti, anche disposti a pagare qualcosa purché i figli vadano ad una squola valida. Quelli che non funzionano: si cambia il gestore.

Con le stesse risorse oggi impiegate, uno Stato MC Donald otterrebbe molto migliori risultati spendendo molto meno. Vale anche per il SSN, anche per l’INPS, anche per le acque pubbliche. Come è successo per  i telefoni, per l’Enel. Così difficile da capire? Certamente bisogna fare le cose per bene. Bisogna farle però. Come dice Renzi con una bella immagine: sul carro non bisogna salirci ma si deve tirarlo.

Il Governo che abbiamo ha deciso: tagli lineari al SSN, per la scuola si risparmia sulle scuole pubbliche che costano meno:

“… quando si parla di fondi stanziati per l’acquisto libri, per il wireless, per i laboratori equant’altro, questi sono riservati esclusivamente alla istituzioni scolastiche statali” (Avvenire 27 09 2013)

Il contrario di ciò che farebbe lo Stato MC Donald: spendere dove le scuole funzionano meglio e sono meno costose.  Oggi non lo si può fare perchè le scuole statali non sono messe nella condizione di dare il meglio di sé: qualsiasi cosa facciano, qualsiasi risultato abbiano, avranno gli stessi soldi. Non cambierebbe nulla. Chi glielo fa fare di darsi da fare, allora?

Proprio non se ne può più. Il contatore del debito continua a girare, le risorse sono sempre minori, non si fa nulla per migliorare il loro impiego. Poi uno si chiede? Quale perversa logica c’è nel tenere in vita questo carrozzone che porta una botte così piena di buchi da perdere per strada gran parte del vino?  Non sappiamo di altre ragioni ma fra queste eccola: i politici che mantengono il sistema in questo modo pensano di mantenersi il posto: curano il loro consenso loro, mica l’esigenze del Paese, dei Cittadini.

MANDIAMOLI A CASA

DEMOCRAZIA PARTECIPATA E DIRETTA

TRASPARENZA

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  1. #1 scritto da Saccavini il 16 ottobre 2013 08:24

    Vittoria del politburo partitocratico-sindacale: il servizio saniatario nazionale non si riforma e non si fanno tagli….
    Evviva il sindacato, evviva SSN.
    Il contatore del debito pubblico intanto continua a girare.
    Il 2014 continueremo a spendere di più di quanto pagheremo in tasse.
    Il deficit però: sarà piccolo, molto piccolo…

    La montagna dle debito pubblico crescerà di poco, di pochissimo….

    Non aveva sostenuto lo stesso concetto il governo Monti giusto 12 mesi fa, ….

    Fermi come un blocco di granito a buttare danari, a mandare in rovina i nostri giovani, per poter continuare a mantenere la struttura burocratica con un milione in eccesso di stipendi inutili?
    Saranno anche utili, ma non possiamo permetterceli…..

    RE Q
  2. #2 scritto da Flavio T. il 16 ottobre 2013 08:51

    E’ buono vero,
    Luigi,
    il “pane del governo” ?

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 16 ottobre 2013 09:01

    Caro Flavio,

    non posseggo esperienza… bisognerebbe chiederlo a chi ci vive di questo pane.
    Noi forniamo le materie prime e l’energia per produrlo.

    RE Q
  4. #4 scritto da Andrea D. il 16 ottobre 2013 09:04

    Dalla tabella emerge un dato: oltre il 75% delle scuole paritarie (nella fattispecie il dato disaggregato è riferito alle sole scuole di ispirazione cristiana) sono scuole dell’infanzia!

    Lo Stato semplicemente non le istituisce, confidando nell’intervento dei privati o dei Comuni (in entrambi i casi si tratterebbe di scuole paritarie).

    Fin lì ci potrebbe anche stare, in una logica di sussidiarietà e di collaborazione pubblico/privato, ma quando si assiste al rifiuto di contribuire, o a svilenti trattative prive di ogni logica (e infarcite di ideologia, sulla pelle dei bambini e delle loro famiglie), per cifre che sono una frazione di quelle che si sarebbero spese per gestire direttamente il servizio, cosa si dovrebbe dire?

    Secondo dato: la spesa pubblica italiana per l’istruzione, in rapporto al PIL, non è significativamente diversa da quella tedesca, ad esempio, ma i risultati degli studenti italiani nelle varie classifiche internazionali sono costantemente in calo!
    Si tratta solo di problema di fondi e non di soldi spesi male?

    Terzo: i numeri del costo per alunno nei vari gradi di scuola dovrebbero dirla lunga alle famiglie che si lamentano perché devono dare a i figli gessetti e carta da portare a scuola e che puntano il dito sulle paritarie le quali, magari, hanno dotazioni infrastrutturali moderne!
    Il tutto, però, ad un costo spesso inferiore a quello pagato dallo stato! Questo è il concetto.

    Finché, per puro fervore ideologico, tuteliamo e preserviamo gli sprechi dovremmo poi avere il buon gusto di non lamentarci delle carenze dei servizi (pagati a caro prezzo).
    E’ il frutto del monopolio!

    E sarà così, anzi non potrà che peggiorare col tempo, finché ci ostineremo a preservarlo.

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 16 ottobre 2013 09:26

    Andrea. è proprio la condizione monopolista ed autoreferente la responsabilità funzionale del tutto.
    Monopolio statalista che ha dichiarato fallimento in URSS, che in Cina hanno smontato venticinque anni fa.

    In Italia preserviamo i “tesori” delle archeologie economiche rivelatesi disastrose.
    Le manteniamo in vita per studiarle in vitro e ci investiamo il futuro dei nostri figli…. (s’arrangeranno, quando sarà il loro turno…)
    Preserviamo questi tesori costosissimi con priorità assoluta, vengono prima di Pompei, dei musei, degli scavi…
    Siamo rimasti quasi unici al mondo: diventeremo sempre più poveri ma, tenuti in vitro come animali da laboratorio, verranno dal Laos e Filippine a studiarci come esempio vivente, unico rimasto, dello statalismo monopolista, a studiare SSN e istruzione pubblica.

    Come si fa a non esserne orgogliosi di queste “magnifiche sorti, e progressive”?

    Quanto ai presupposti ideologici, mi sto quasi convincendo che l’ideologia applicata al caso sia un cencio utile a coprire le pubenda: l’obiettivo vero di mantenersi il posto fisso, lo stipendio fisso, senza nessun rischio, senza controlli di qualità ed efficdenza, per andare in pensione presto (tanto a coprire i costi di queste pensioni ci pensano quei bonaccioni di dipendenti non pubblici con i loro versamenti…)

    Stamattina sono indignato. Si vede?

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 16 ottobre 2013 11:30

    E in questi giorni assistiamo, ma in realtà lo stillicidio è continuo mascherato da buoni propositi (del tutto illogici e infondati), a ulteriori rigurgiti di statalismo: lo Stato deve intervenire per “salvare” Alitalia!
    Se non ci sono imprenditori disposti a intervenire (buttando soldi in un pozzo senza fondo) allora deve correre in soccorso lo Stato (cioè noi cittadini con le nostre imposte)!

    Questo è quello che ci dicono.

    Come lo giustificano?
    Basta tirare fuori dal cilindro paroloni come “asset strategico”, “infrastruttura indispensabile”, “salvaguardia dell’occupazione” e via discorrendo.

    Gli assets, però, non sono una compagnia di bandiera statalizzata che butta centinaia di milioni di euro all’anno (in sprechi; in questo caso la Tirrenia, altro “gioiello” italico, avrebbe fatto scuola a livello mondiale, come esempio da seguire e non come modello da evitare), ma una corretta, efficiente e funzionale dotazione di infrastrutture (leggasi aeroporti).

    Perché Alitalia non riesce a camminare con le proprie gambe?
    Perché non si regge da sola e non produce utili come dovrebbe fare qualunque impresa che opera sul mercato?
    A queste domande, troppo impegnative (ma che ogni altro imprenditore, e sono tanti, in Italia deve riuscire a fornire una riposta in toltale autonomia lottando conto lo Stato), non mi pare venga data adeguata risposta.

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 16 ottobre 2013 12:17

    Andrea, apriamo un capitolo lunghissimo, che risale alla fine degli anni Settanta.
    Lo spreco di ingegno, competenze, risorse, capacità, gioielli che hanon fatto il miracolo italiano gettati dalla partitocrazia.
    Proviamo a farne un elenco (che sarà parziale):
    1. la chimica italiana petrolchimica: gruppo Rovelli, Caffaro e altri
    2. la chimica fine e farmaceutica: Montedison e altri perdita dei centri di ricerca
    3. tecnologia Olivetti sulla telefonia a centraline elettroniche
    4. tecnologia Olivetti su informatica PC e di consumo
    5. Asset dell’industria alimentare (Motta, Alemagna, Cirio, Carapelli, ecc.)
    6. Abbandono dell’industria ferroviaria nazionale
    7. sviluppo sistema aereo nazionale (Alitalia)
    8. industria componenti aereonautiche (Avio)
    9. Ciclo lattiero caseario di consumo (Parmalat)
    10. Produzione elettrodomestici (Ignis, Zanussi, Merloni, …)
    11. asset bancari e assicurativi nazionali (BNL, RAS)
    12. produzione automotive (alfaromeo/alfasud e Fiat)

    In tutti questi casi ha giocato sempre, in modo determinante, il rapporto politica/affari che ha posto in secondo piano
    asset strategici (in quanto generatori di indotto molto importante e rilevanti asset di export)
    Finora si salvano: le Poste, l’Eni, l’Enel (che se ne sta lentamente andando)

    Coi sindacati incapaci di vedere l’impresa come geeratore di lavoro, protesi a “difendere” chi sta dentro anche quando le criticità richiederebbero condivisione partecipata (il caso Fiat è esemplare, in tal senso)
    Che i nquesto contesto si sono rivelati davvero ruota di scorta di interessi partitocratici, trovandosi sempre da questa parte, a danno del lavoro nuovo da creare.

    AMEN (così è)…

    RE Q
  8. #8 scritto da Andrea D. il 17 ottobre 2013 09:52

    Non scoperchiamo il vaso di Pandora e stendiamo uno spesso velo molto pietoso su quei fatti. Ma non sarebbe ora di lasciarsi tutto alle spalle? Senza rimpianti del tutto immotivati?
    Certo, sono stati, per modo di dire, bei tempi: pensioni facili (le famose baby pensioni) e generose, rivendicazioni sindacali sempre accolte e via discorrendo, ma il prezzo è stato altissimo (il contatore là in alto ce lo ricorda) e ricade tutto sulle generazioni attuali e su quelle future: non si può pensare di continuare nell’andazzo di spendere molto più di quel che si ha all’infinito.
    A un certo punto arriva il conto da saldare e allora sono dolori!

    Ecco due articoli odierni che mi sembrano strettamente collegati:
    http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2013/10/16/AQIb32g-finanziamento_partiti_donazioni.shtml
    e in Germania
    http://www.italiaglobale.it/2013/10/17/bmw-dona-690-000-euro-a-cdu-merkel-nella-bufera/

    Davvero ci dovremmo scandalizzare? Siamo così naive? Succede, è inevitabile che succeda, possiamo solo scegliere se deve essere fatto alla luce del sole, come in Germania, o sottobanco!

    Poi rendiamoci conto che il potere (eccessivo) della politica, che può decretare la vita o la morte, la sofferenza o la prosperità, delle imprese non può che portare al tentativo di condizionamento di quel potere.

    La soluzione non è nel “proibizionismo” ma nel limitare il campo d’azione della politica!

    RE Q
  9. #9 scritto da Saccavini il 17 ottobre 2013 10:30

    Bene, molto bene Andrea.

    La soluzione non è mai nelle posizioni integraliste come fu il proibizionismo, ma nei metodi e nell’etica.

    Succederà sempre la possibilità dello “scambio” fra politica e impresa: le regole però devono essere ferree.
    Se questa dazione fosse intervenuta sottobanco, Merkel sarebbe già fuori dal governo e dal partito.
    probabilmente anche il CdA dell’azienda verrebbe decapitato.

    Non è questione di forma, ma è regola che diviene sostanza.

    buona giornata

    RE Q

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