Ndrangheta e Stato. Una vicenda sulla quale riflettere

Nando Dalla Chiesa è docente di sociologia alla statale e qui da noi conosciuto perché “affezionato” al nome di Buccinasco, al punto da farne il titolo quale paradigma della ‘ndrangheta in Lombardia su un lavoro scritto con una giovane assistente, da questa ben scritto, ma dalla impostazione datata. Perché ne parliamo adesso: ciò che ci fa conoscere il professore è una storia degna di essere posta in evidenza. Esempio di connivenza fattuale (non voluta certamente, ma dedotta dal nostro sistema del diritto e giudiziario, da parte degli apparati che lo applicano) fra evidente controllo ‘ndranghetista del territorio e istituzioni inerti/disattente. C’è di che riflettere ci dice Dalla Chiesa con questa storia, ed ha ben ragione.

Ne ha meno di ragione Dalla Chiesa quando nel descrivere i luoghi ove questa vicenda si svolge ci mette in primis la nostra Buccinasco.  Vicenda che in questo caso non c’entra per nulla, se non per le trascorse attività del padre, sulle costruzioni Buccinasco più, ma la figlia forse non sa neppure dove è. Una specie di chiodo fisso dal quale dovrebbe liberarsene il nostro Docente. Crediamo non gli giovi nel sostenere temi anche quando li solleva in modo egregio, come fa in questo articolo -  denuncia.

Queste storie, che ogni tanto ritornano, quasi non si dovrebbero raccontare perché descrivono di uno stato incapace o condizionabile, cosa che non dovrebbe mai verificarsi. MAI, ripetiamolo. Lo Stato, uno Stato degno di questo nome, non convive con il cancro dell’antistato, per nessuna ragione e a qualsiasi costo.   Se succedono convivenze (anche solo fattuali) è perché lo Stato trova una diffusa componente di apparati imbelli ed inetti (o fors’anche collusi).   Leggiamolo l’articolo,  che è interessante.

 

L’imprenditrice abbandonata dallo Stato

 Ecco come vincono i clan

(Articolo di: Stampo Antimafioso il 6 giugno 2013 in I francobolli  di Nando dalla Chiesa) Questa è una di quelle classiche storie in cui lo Stato dovrebbe entrare a piedi uniti. Per dare l’esempio. Per ristabilire le distanze. La protagonista è una giovane signora dell’hinterland milanese. Mentre la storia gira tra Buccinasco, Cesano Boscone e Pogliano Milanese.

All’origine c’è un imprenditore dell’edilizia che conosce il suo mestiere, che ha fatto fortuna e che per questo entra nelle mire dei clan di Buccinasco. I primi danneggiamenti ai camion li subisce nel 1981. Poi tra incendi, ordigni esplosivi, devastazioni, arriva a contarne nel corso degli anni quasi quaranta. Ma tra un attentato e l’altro inizia a fare affari con i boss, specie quelli del clan Papalia-Barbaro. Li teme, li soffre, ma ci fa affari.

Perché non sapevo a chi rivolgermi, dice lui. I magistrati trovano nelle intercettazioni colloqui amichevoli e di intesa proprio con gli estorsori. Per tenerli buoni, che altro dovevo fare?, replica sempre lui, Maurizio Luraghi. I giudici lo condannano per associazione mafiosa.

In qualche modo è un segnale anche per gli imprenditori reticenti o per chi pensa che colludere con i clan serva a prendere appalti più facilmente. Non possono avere paura solo della ‘ndrangheta, sembra il ragionamento dei giudici. Devono temere anche le sanzioni dello Stato. Materia complicata, tanto che il processo è tornato in appello, per rinvio a Milano dalla Cassazione.

Ebbene, la protagonista della storia è la figlia Barbara, una signora dai capelli ramati e che ancora oggi sgrana gli occhi di stupore al pensiero di quel che ha visto. Barbara ha fatto da segretaria nell’impresa paterna ma nel 2007 si è messa in proprio, una nuova impresa edile con sede a Pogliano Milanese.

Aiutata dal padre che le gira clienti rigorosamente puliti; perché dei clan e del loro fiato sul collo lei proprio non ne vuole sapere. Così quando l’emissario dei Barbaro si presenta da lei e dal geometra dicendo che deve fare lavorare i loro “uomini e mezzi”, la risposta è tagliente: “voi per me siete persone che non esistono più”. Chiarezza per chiarezza, iniziano gli attentati.

Due bombe confezionate artigianalmente esplodono sui cantieri di Cesano Boscone, un attentato al magazzino di Pogliano, una a Barbaiana di Lainate. Più un altro alla concessionaria Fiat dove si stanno facendo i lavori di ampliamento senza i calabresi. Danni materiali enormi, “tra un milione e un milione e mezzo”. Eppure Barbara resiste.

A ogni escavatrice che salta o a ogni impianto danneggiato, tira avanti. Arriva anche a prendere a nolo le escavatrici e a riportarle al chiuso ogni sera. Riceve le classiche telefonate notturne di disturbo, che nessuno si incaricherà di spiegarle da dove vengano. Le minacce fioccano esplicite quando il padre esce dal carcere, o in vista delle sue testimonianze in aula. “Una mattina d’autunno del 2008 porto i bambini a scuola e quando torno all’auto trovo sul parabrezza un messaggio scritto al computer: ‘Stai attenta, sappiamo cosa fai’.

Evidentemente mi seguivano, e non solo in certi orari. Me ne sono convinta una volta che mi sono fermata per caso all’Esselunga di Rho, per una spesa non programmata. All’uscita di nuovo un messaggio intimidatorio sotto il tergicristalli. Un giorno ne ho trovato addirittura uno sul balcone della cucina, al piano rialzato, stavolta scritto a mano: ‘Stai attenta, non fare come tuo padre’, perché mio padre aveva iniziato a raccontare qualcosa ai magistrati”.

Finché arrivano addirittura i lenzuoli. Uno grande steso davanti al municipio di Pogliano: “Luraghi Barbara paga i tuoi debiti”. Già, cognome e nome, come negli atti processuali. Ci sono le telecamere ma non riprendono nessuno, lei almeno non riesce a sapere. Poi stesso lenzuolo sul ponte della circonvallazione. Poi davanti alla scuola dei figli. Barbara denuncia sempre: ai carabinieri, alla guardia di finanza, ai magistrati.

Nel 2010 inizia l’iter per ottenere i risarcimenti previsti dalla legge per le vittime di estorsione. E’ ammessa al programma ma non arriva un euro. L’anno dopo ottiene il rinnovo dell’accesso ai risarcimenti ma ancora niente soldi. Può almeno tenere buoni i creditori. Finché cambia la legge, la prefettura non la avverte delle nuove procedure e così la richiesta dell’ennesimo rinnovo arriva fuori tempo massimo.

Inutilmente la Dda milanese invita per iscritto i giudici della sezione fallimentare a tenere conto della sua posizione. Nel maggio del 2012 la “L.S. Strade srl” chiude per fallimento. Barbara Luraghi vittima di bombe e di minacce e che ha rotto con le pesanti ambiguità ambientali è stata costretta a chiudere, di qua la morsa dei clan, di là l’indifferenza dello Stato.

La sua casa è all’asta. I conti correnti bloccati, come una delinquente. Vive delle lezioni di ballo del padre, passato dal movimento terra al tango argentino.
Hai voglia a dire legalità. L’imprenditrice che non si è fatta intimidire ha dovuto gettare la spugna davanti a tutti. Ecco che cosa capita a non mettersi d’accordo… E invece che schiaffo sarebbe per i clan del sudovest milanese se lo Stato applicasse le proprie leggi e la aiutasse a realizzare il suo progetto. “Edilizia? No, basta”.

Io quei signori non li voglio incontrare mai più. Vorrei metter su una ludoteca. Già, i soldi pubblici che mi avevano promesso vorrei dedicarli ai bambini, a farli giocare anche il sabato, fino alla sera. Dopo l’incubo, è questo il mio sogno” (fonte: il fatto quotidiano, 2/6/2013)

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  1. #1 scritto da saccavini il 17 ottobre 2013 08:26

    Ecco, puntuale, un bell’articolo di Roberto Galullo, giornalista de ilsole24ore, impegnato nella informazione e contrasto alla malavita organizzata:

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-16/quella-cintura-milanese-fatta-cosche–123420.shtml?uuid=ABVUi0W

    Meno storico e molto più documentato e puntuale, cita materiali dell’indagine “Infinito” 2010-2011 ove fra l’altro si indica:

    L’indagine ha permesso di ricostruire l’attività della ‘ndrangheta in Lombardia, permettendo l’individuazione di numerose “locali” (cioè cellule strutturate con almeno 50 persone) attive: a Bollate, Bresso, Canzo, Cormano, Corsico, Desio, Erba, Legnano, Limbiate, Mariano Comense, Milano, Pavia, Pioltello, Rho, Seregno, Giussano e Solaro, tutte coordinate da un organo denominato la “Lombardia”.

    Fra la ventina di Cittadine non viene citata Buccinasco… sarà un caso o un segnale di aggiornamento per cui la nostra Comunità è, come da sempre sosteniamo, forse l’origine ma non il tessuto diffuso della malavita organizzata come si continua a citare sui media?

    Insistendo su questa forse piccola ma importante distinzione, per la nostra Città Ideale, i frutti arrivano: un piccolo merito al riguardo credo ci vada riconosciuto.
    Naturalmente sempre considerando la massima attenzione sul rapporto amministrazione e affari: nocciolo, seme dello sviluppo cancerogeno dell’antistato.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 17 ottobre 2013 10:36

    Ed ecco, ancora più prevedibile e puntuale un articolo che sembra fatto apposta per smentire quello di Galullo su il sole:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/17/ndrangheta-e-politica-in-lombardia-da-sedriano-a-buccinasco-quanti-comuni-condizionati/746437/

    Un articolo costruito tutto sulla Buccinasco di 15 o 10 anni fa, che rimesta cose trite e ritrite, quasi a contestare quello precedente di Galullo.
    Portanova lo facevo un giornalista serio e documentato.
    In questa occasione agisce come mestierante, quasi a dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica dai comuni ove è certificata la presenza operante delle “locali” strutture che nel comune mettono insieme almeno una cinquantina di addetti attivi e coordinati nell’antistato, per puntare la lente di ingrandimento a Buccinasco… ove questa struttura non è stata rilevata.

    Non se ne rende conto il nostro Portanova?

    RE Q
  3. #4 scritto da Saccavini il 17 ottobre 2013 14:45

    Roberto, la notizia è pubblicata e può andare a leggerla.

    Pregherei per altro Roberto e tutti i Cittadini, almeno noi di Buccinasco, che ci si impegni a separare le questioni, che sono distinte:

    > un conto è la faccenda di irregolarità amministrative e pastrocchi su cui oggi il tribunasi è pronunciato in prima istanza;

    > altra e diversa la compenetrazione dell’antistato nella amministrazione, fra i politici locali.

    Si tratta di eventi entrambi gravissimi, ma non proprio eguali.
    Che la politica diventi percorso di favori per scambi o per interessi è pericoloso e rappresenta la base su cui poi l’antistato sostanzialmente arriva ad impossessarsi della conduzione degli affari che interessano la Comunità, deve far suonare un campanello d’allarme nelle procedure e nei regolamenti, come dall’articolo qui appena uscito.
    Iniziativa fondamentale su cui Città Ideale e Coalizione Civica hanno la massima attenzione ed impegno.
    L’articolo odierno al riguardo rappresenta un campanello d’allarme, così come lo sono le visite ripetute delle forze dell’ordine nel nostro Municipio.

    Non è un caso che su Buccinasco si tengano i fari accesi per questi aspetti.
    Ripetiamolo però: l’antistato è cosa diversa e, se si vuole, ben più pericolosa, sempre diversa però.

    RE Q

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