Meglio sindaci e assemblee elettive o il commissario del governo ?

Negli anni dai venti ai quaranta del secolo scorso (1927-1945), la dittatura in Italia decretò che le assemblee elettive che nominavano i sindaci, come tutte le elezioni erano “ludi cartacei”: giochi che costavano ed erano inefficienti. Vennero quindi aboliti i sindaci e ogni comune fu gestito da un funzionario dello stato o una personalità del luogo di nomina ministeriale (oltre 10mila abitanti) o prefettizia; in pratica dallo Stato.

Venne chiamato podestà; in carica per cinque anni, ma poteva venire dimissionato in qualsiasi momento. Per tutto questo periodo le Comunità locali non elessero un loro rappresentante: dovettero accettare quello di nomina governativa (che magari veniva da fuori). Un regime totalitario, con un solo partito legittimo, tutto deciso dal centro, fonte di ogni potere.

Come in altri casi non poteva reggere: il potere monopolistico è autoreferenziale. Portato a perpetuarsi, non sottoposto a verifiche, incapace di correggersi. Crolla di suo se fa scelte sbagliate come da noi (partecipare alla guerra mondiale senza averne le risorse), oppure per il fondatore che passa a miglior vita come Franco in Spagna, Salazar in Portogallo lasciando un paese dalle strutture obsolete, vecchie e inefficienti.

In alternativa, come nell’area ex “socialista” dei regimi comunisti, sgretolarsi per consunzione,  dichiarata inefficienza, rifiutato dai Cittadini ridotti a serventi, a subire ogni cosa venisse in mente di legiferare al centro. Che si chiamasse Comitato centrale o Gran Consiglio del Fascismo. Ne siamo venuti fuori pagando prezzi altissimi e diciamo pure pacificamente che non è neppure il caso di tornarci sopra: la democrazia è meglio.

Attenti però, occorre stare attenti. Perché il termine democrazia può davvero diventare un cartellone pubblicitario, una facciata con i suoi riti che diventano qualcosa di simile ai “ludi cartacei”. Autoreferente, democrazia composta da una casta che non si schioda, nella quale si cresce solo per cooptazione: rischia di diventare una parola vuota, una presa in giro.

Pericoloso perché la democrazia che funziona male o addirittura non funziona affatto, sostituita da apparati immobili non è più vista dai cittadini come Democrazia.  Richiama alla mente i Comitati centrali degli anni sessanta a Mosca, sempre le stesse facce ingessate, ma votate  dalla maggioranza.   Ecco che l’alternativa può diventare il richiamo all’uomo forte,  chesemplifica. Il dictator che mette a posto tutto e tutti e i demagoghi gatti di marmo li manda a casa, diventa una semplificazione che attrae.  Pericoloso, molto. Anche se in questo periodo l’antidoto sembra essere meglio rappresentato dalla democrazia diretta e diffusa, dalla Web democracy.

Queste considerazioni, dovrebbero interessare tutti i partiti che vivono entro la nostra Buccinasco, perché oltre a lavorare per raccogliere voti, devono dimostrare efficienza e allargare la partecipazione dei Cittadini alla cosa pubblica (non confondendola con un associazionismo da dopolavoro, socialmente importante, ma esterno ed estraneo alla gestione della res publica).

Ricordiamo tutti per averne recentemente avuta esperienza il Commissario Francesca Iacontini, che in poco più di un anno ha rimesso i sesto i conti, ridotto le spese, e impostato una operazione egregia con Buccinasco Castello.  Abbiamo oggi una amministrazione che in termini di efficacia e capacità a quella gestione crediamo non neppure avvicinabile.  Ci fermiamo qui non parlando di inchieste in corso.

Ribadisce il rischio incombente, in modo molto più marcato, il raffronto fra una “assemblea elettiva” inefficiente (e altro) e il Commissario da poco nominato a Trezzano. Qui il paragone non solo lo fanno, i Cittadini: arrivano addirittura a scrivere e firmare, numerosi, una lettera di ringraziamento e stima al Commissario (VEDI). Perché questo avvenga, qualcosa di notabile sta succedendo nella percezione dei Cittadini,… sta cambiando il mondo, probabilmente non solo a Trezzano!

Buccinasco non è Trezzano, forse.  Per noi di Buccinasco c’è da augurarselo caldamente. Tuttavia sarà opportuno che anche da noi ci si rifletta ben bene. Una serie di scelte centralistiche ed economicamente disastrose; la continuazione ripetuta di un tran tran a spendere che non può essere mantenuto (ATM, Castello, Buccinasco più utilizzata come discarica di materiali impropri, da sistemare a nostre spese e via spendendo).

Se mai  dovesse tornare il commissario prefettizio? Non ce lo auguriamo; confidiamo in una riflessione che porti ad un cambiamento di rotta, eliminando le decisioni autocratiche della maggioranza e rendendo davvero operante la trasparenza e partecipazione informata.  Dalla maggioranza sventolata in campagna elettorale (copiando Coalizione  Civica nello slogan), abbandonata il giorno dopo la elezione (un po’ rocambolesca..).

 POLITICA DI SERVIZIO

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 TRASPARENZA

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  1. #1 scritto da Saccavini il 13 ottobre 2013 11:01

    La politica si sveglia? Mah…
    Dopo lo straordinario evento di una lettera di ringraziamento al commissario inviata dai Cittadini di Trezzano, ecco che viene indetto un incontro pubblico nel quale la locale associazione civica Trezzano oltre, ottiene la partecipazione delle medesime di Corsico e Abbiategrazzo (Zyme).
    A completare il quadro anche il vicesindaco di Buccinasco!!
    Il titolo è un programma:
    “Governare si può oltre il commissariamento”

    Si ha l’impressione di un tentativo indiretto della politica di mestiere che, non volendo rischiare di presentarsi direttamente, manda avanti sigle autonome ed altre meno.

    La lettera di ringraziamento rivolta al commissario per aver risolto in poco tempo una piaga del territorio non presidiato e di scarsa sicurezza, è un bell’esempio di democrazia diretta.
    Il Commissario che compie bene il suo ruolo, tamponando il disinteresse dei partiti….

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 13 ottobre 2013 14:10

    Trezzano sulle cronache per cambiamenti richeisti da anni e messi in opera in qualche mese dal commissario…(meno male che il Commissario c’è!, verrebbe da dire, paradossalmente).

    Eccolo impegnato sulla tangenzialina che sblocchi smog e traffico dalla vecchia vigevanese, sempre su ilgiorno, dalla Francesca Santolini:

    http://www.ilgiorno.it/sudmilano/cronaca/2013/10/13/964833-tangenzialina-trezzano-naviglio.shtml

    Un convegno dei Cittadini che si sono a Trezzano (e non solo) impegnanti in politica?

    Sarebbe il caso per loro di ritirarsi per 40 giorni in un eremo a riflettere sulle loro colpe, a mondarsi e tornare a casa.

    Altro che la critica sulla riduzione della spesa, su aumento di costi sociali, per portare il bilancio in ordine.
    Questo è un dovere di chi amministra, che i politici si dimenticano perchè impiegano le nostre tasse per accattivarsi gli elettori… Tenere i conti in ordine, gestire con prudenza la spesa… qui e altrove.

    Lasciate spazio ai Cittadini.

    RE Q
  3. #3 scritto da Saccavini il 15 ottobre 2013 08:47

    Patteggiamenti a Trezzano: ce lo racconta ancora ilgiorno con un redazionale:

    http://www.ilgiorno.it/sudmilano/cronaca/2013/10/14/965622-tangenti-trezzano.shtml

    Due assessori (PDL), l’ex comandante della Polizia Municipale, tre imprenditori, ed altri tre patteggiamenti su 11 arrestati.

    Precisiamo per i lettori che patteggiamento è termine giuridico che prevede l’ammissione di colpevolezza, presupposto indispensabile per poter ottenere la riduzione di un terzo della pena e la sospensione condizionale della stessa.

    Quindi ancorché liberi, coloro che hanno richiesto il patteggiamento ammettono con ciò stesso il reato contestato.

    Guarda caso l’inchiesta è relativa al PGT….
    Chissà se il Commissario, in sede civile, chiederà i danni morali e altri a favore della Comunità.

    Non succede mai, probabilmente per il nostro perdonismo di italiani, che viene fatto passare per “carità cristiana” ma che crediamo invece essere una caduta dell’etica pubblica, da evitare.

    Se sistematicamente coloro che tralignano dovessero rispondere verso la Comunità in termici giustamente salati, forse si avrebbe un deterrente maggiore e meno scandali, più serietà.

    RE Q
  4. #4 scritto da Andrea D. il 15 ottobre 2013 09:20

    Ciao Luigi, a mio avviso la definizione non è corretta: il patteggiamento NON prevede l’ammissione di colpevolezza (la si può considerare implicita), ma nella realtà l’orientamento dei giuristi è che:

    Poiché il rito del patteggiamento è caratterizzato dalla mancanza di ogni attività di accertamento del fatto contestato, l’’imputato che chiede l’’applicazione della pena o aderisce alla richiesta del pubblico ministero, si limita a manifestare la rinuncia a far valere le proprie difese e le proprie eccezioni alla tesi accusatoria, per cui al tempo stesso, egli si astiene dal provare la propria innocenza ed esonera l’’accusa dalla prova della sua colpevolezza. (VEDI)

    E anche:

    Per questi motivi, tale scelta può convenire tanto al reo quanto all’innocente che ritenga di non avere buone probabilità di dimostrare la sua innocenza, oppure preferisca non essere coinvolto in annose vicende giudiziarie dall’esito incerto. In sostanza l’istituto “si fonda su un incontro di convenienze”: da una parte l’interesse pubblico alla sollecita amministrazione della giustizia e alla diminuzione dei carichi pendenti e, dall’altra, l’interesse del privato ad un esito concordato del processo. (VEDI)

    Non a caso, e l’uso dei termini risulta decisivo, «la sentenza (di patteggiamento NdA) è equiparata a una pronuncia di condanna».
    E’ una distinzione fondamentale: coi tempi e coi costi della giustizia e dati i benefici concessi dall’istituto del patteggiamento, come la cancellazione della pena dopo cinque anni, anche un’innocente potrebbe trovare conveniente patteggiare ed evitare un processo dalla durata indefinita che potrebbe costargli, soprattutto se fossero necessarie consulenze, perizie, attività investigative etc. etc., decine e decine di migliaia di euro! Perché è bene ricordare che, di norma, tutte le spese sostenute per la difesa sono a carico dell’imputato e non gli verranno rimborsate nemmeno in caso di assoluzione con formula piena.

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 15 ottobre 2013 09:47

    Grazie Andrea, anche per i lettori.

    Vorrei però chiarire che qui non siamo in una fattispecie generale.
    Ci troviamo di fronte a pubblici amministratori o funzionari pubblici, la cui onorabilità dovrebbe valere ben più di una convenienza di arbitraggio fra una offerta x ed altra y.

    Soprattutto se l’accusa ha gravità specifiche legate a funzioni che presuppongono etica e incorruttibilità in forma assoluta.

    Quindi accogliamo pure il termine “EQUIPARATO” ad una sentenza di condanna, anziché “riconoscimento” ma dal versante molto serio su un giudizio che non riguarda tanto il Cittadino medio bensì la pubblica funzione ricoperta.

    Questo valore primario del principio etico, Città Ideale ritiene di dover promuovere e salvaguardare.

    RE Q
  6. #6 scritto da Andrea D. il 15 ottobre 2013 11:35

    I principi sono sacrosanti, ma anche il senso pratico, talvolta, ha la sua ragion d’essere.

    Per qualcuno difendere la propria onorabilità (che comunque dopo 5 anni verrà ripulita e ripristinata intatta e intonsa) potrebbe non valere il futuro dei propri figli, magari per garantire loro l’accesso e la frequenza all’università.

    Bisogna vedere cosa si mette, o cosa si è costretti a mettere, sul piatto della bilancia.
    Non entro nel merito della vicenda, che conosco poco, e il mio non è un giudizio, in un senso o nell’altro: è un invito a guardare le cose sotto diversi punti di vista.

    RE Q

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