Stato: si riduce il PIL ma non la spesa. Il declino continua

Quando si vanno a vedere i comportamenti dei parlamentari, i disegni di legge, le modifiche inserite all’ultimo secondo da una lobby o l’altra, cadono le braccia. Non ce n’è una sulla quale si possa dire: “ecco, finalmente, questa legge, questo decreto va bene”. Manco una che sia una sola. Proprio non ce la fanno.

Ogni volta a bloccare i tagli di spesa, oppure a stravolgere decreti taglia costi per riprendere a spendere come ieri. C’è sempre chi, consigliato dai suoi “maggiori” che stanno dietro il paravento,  espone le vergogne proprie  e trova la maggioranza che fa altrettanto, approvando. Descrizione un po’ forte? No purtroppo, e adesso andremo a vedere l’esempio.

Ricorderanno i lettori il can can mediatico durato i due mesi estivi sulla legge per il femminicidio (sulla quale quasi nessuno è contrario e si approverà al volo?). Legge quasi fatta apposta per inserirci dentro le vergogne del blocco ai tagli di spesa, coperti dall’immagine del contrasto alla violenza di genere. Abbiamo già avuto modo di dire che ciò che serve non è una legge ma efficienza operativa, formazione, informazione e assistenza, allo scopo di diffondere l’adesione a principi condivisi.

Quindi l’utilità è modesta: la quantità della pena fermerà poco o nulla violenze che sono il risultato  di mentalità e valori distorti in sacche significative della società italiana. Però il decreto serve, come dicevamo. Ecco che il decreto serve per aggiungere:  “… in tema di commissariamento delle province”. Lo presenta un deputato del PD. Come al solito la giustificazione e sminuente: non è che non vogliamo l’abolizione delle province, ecc. (VEDI).

L’articolo lo fa conoscere ilfattoquotidiano e M5S sul sito di Grillo (VEDI). Pur di tenere il malloppo (le nostre tasse, in definitiva), per restare fermi: il comma, la virgola, la parola,  la precisazione, tutto fa brodo. Si dilateranno i tempi, fino al Giugno 2014, oppure 2015, oppure…. Ed intanto, le città metropolitane resteranno a bagnomaria. Cosa che non dispiace del tutto visto che le norme al riguardo per quanto se ne sa sono una scatola vuota. Milano  sta elaborando con i politici come gestire il potere amplificato del dopo.

Mentre le spese per incarichi, consigli, poltrone in società e enti satelliti, continuano, i comuni del circondario come Buccinasco, silenti ed obbedienti  accettano, recepiscono passivamente quanto decideranno a Milano. Nessuno che chieda: quali i poteri che ci restano? A noi il tale servizio interesserebbe gestirlo in casa, oppure con i Comuni vicini, ecc. sei in un partito e se ti muovi troppo rischi di essere accantonato.

La questione: generalizzando questa delibera a rinviare l’abolizione delle province, rappresenta la totale incapacità di ridurre la spesa pubblica. Sono quattro o cinque anni che riduciamo le nostre entrate: il PIL,  e la spesa pubblica resta ferma o addirittura cresce… Poi il Governo promette di ridurre il cuneo fiscale… lo facciamo con nuove tasse? Con una partita di giro, come l’IMU (VEDI)?

La società, i Cittadini sono attenti ma non ancora in subbuglio. Aspetteranno fino alle prossime elezioni. Che non si faranno prima della scadenza naturale: mille parlamentari, che mettono a rischio la non rielezione? Quando mai!  Non rinunciano ad un compenso robusto, garantito per 5 anni. i Cittadini intanto, il Paese, scende sempre più: pensano di tenerlo a galla con le favolette.

  PARTITI LEGGERI – MENO COSTI – MENO TASSE 

DELEGA LEGGERA – PIU’ DEMOCRAZIA

 TAGLIAMO LA SPESA PUBBLICA

 RISANIAMO IL PAESE

 

MANDIAMOLI A CASA

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  1. #1 scritto da Andrea D. il 14 ottobre 2013 10:11

    Il problema è che le Provincie sono espressamente previste nella nostra Costituzione:

    TITOLO V [19]
    LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI

    Art. 114 [20]

    La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

    I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.[...]

    e dubito che una legge ordinaria possa modificare in maniera sostanziale quanto previsto dalla Costituzione che è un elemento sovrastante: occorre una riforma di legge di rango costituzionale.

    In tema di bilancio dello Stato ho avuto la fortuna di assistere a uno splendido convegno che aveva come ospite d’onore Domenico Siniscalco (VEDI), già Ministro dell’Economia e delle Finanze.

    Sentire la sua descrizione dell’astrusità e della cavillosità delle procedure che portano alla formazione del Bilancio dello Stato è stato disarmante e, allo stesso tempo, istruttivo sul motivo per il quale sia così difficile incidere davvero sulla spesa: il sistema è completamente bloccato!

    In quest’ottica, a mio avviso, solo uno stravolgimento totale del sistema, come potrebbe essere il passaggio a uno stato federale, potrebbe permettere di superare l’impasse.

    Motivo in più che spiega come mai tutti (o quasi) siano federalisti a parole, ma nessuno voglia poi mettere in pratica tale riforma!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 14 ottobre 2013 13:56

    Già Andrea, se lo sono domandati tutti come potesse il governo Monti decretare l’abolizione delle province.
    Allora ebbe:
    il parere favorevole del ministero e del guardasigilli;
    il parere favorevole dell’ufficio giuridico dle presidente della repubblica che giudica le leggi in base alla costituzionalità.

    Poi, caduto Monti, si è entrati nel pantano del tira e molla, del procrastinare e gtirare a campare.
    Qui non siamo più al gattopardesco: “cambiare tutto perché tutto resti come prima”.
    l’attuale era ha altra regola: “non modificare alcuna situazione che possa recare danno o in qualche modo nuocere alla partitocrazia”

    ….e il Paese resta fermo: inchiodato

    RE Q

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