Il Castello: parliamo del progetto e del manufatto

Fin da quando fu noto il progetto Iacontini, del progetto di restauro ho trovato qualcosa di incongruente, o per lo meno di incompiuto, di cui non ho fino ad ora avuto modo di parlare. Adesso è lì, in una condizione precaria, che può perfino rischiare l’abbattimento (come scrive qualche anonimo, povera persona  che piacerebbe istruire, far crescere. Far a lui comprendere quanto sia importante per la nostra vita d’oggi amare e preservare la nostra storia). 

 

Forse per queste tendenze, striscianti ancorché di una piccola minoranza, del Castello (che qualifica il nostro stemma comunale) viene quasi l’obbligo di parlarne.  Trovo il progetto di restauro complessivamente accettabile, anche con una buona cura urbanistica nella trasformazione in una residenza delle strutture coloniche. Con quel che a me pare una incompiutezza nel progetto.  

Non so di architettura se non quel poco di urbanistica appresa nelle mostre, in qualche rivista di architettura e in alcune letture. Una attività entusiasmante per l’importanza e la complessità che sono in gioco nel realizzare un’opera, un piano urbanistico, quando si debba definire un ambiente. Viene alla mente Carbonia: opera degli anni trenta di un architetto triestino davvero geniale. Il trascorrere del tempo si incarica di dimostrarlo. 

Parliamo del Castello. La pianta quadrata  vede due accessi: quello nobile, con porticato e loggia, dal quale è posta l’entrata di rappresentanza, rivolto a Nord/Nord Est. L’altro accesso è pratico, funzionale, che da sulle strutture coloniche. La parte di pregio del Castello viene a trovarsi quindi opposta rispetto all’abitato previsto dal restauro. Un restauro urbanistico dovrebbe quindi prevedere un’area antistante l’ingresso nobile, funzionale per avere una scenografia che lo valorizzi e lo renda godibile da residenti e visitatori. 

Il progetto, per ragioni che saranno anche funzionali ad un percorso che passa innanzi al lato Nord/Est  da quando il Castello ha la struttura attuale, da mezzo millennio almeno.  Oggi però, il percorso che dalla strada va alla fila dei parcheggi, passa proprio davanti al porticato.  Forse questo percorso  poteva trovare soluzioni diverse ma soprattutto il progetto a me sembra che poteva prevedere un parco antistante, anche di non grandi dimensioni, adatto alla Comunità di chi risiede e al pubblico e Cittadini quando presenti, per i vari tipi di eventi. istituzionali o eventi all’aperto. 

Per finire: in un progetto  di questo genere, un’area adeguata occorrerebbe individuarla prima del restauro, riservata a parcheggi potenziali, esterni ma non distanti dall’insediamento residenziale locale. Considerazioni che valgono per il futuro, forse. Ma speriamo arrivino. Inutile forse, ma spero che testimonianza di civiltà resti questa breve considerazione A memoria futura,  se dovessero vincere gli aspiranti demolitori, che non se la sentono di esplicitare i loro intendimenti. Forse per pudore, a velare le semplificazioni antistoriche che rappresentano. 

Nota per chi c’era: il 18 Maggio 2005, nel contesto del Piano Regolatore Partecipato, promossa dall’allora giunta Carbonera, si è tenuta una seduta preliminare condivisa, partecipata appunto (VEDI). Interessanti le foto interne alla chiesetta,  e la frase: 

Nel piano si potrebbe prevedere anche la cessione del Castello al Comune per attività di interesse pubblico. È necessario però prevedere in maniera condivisa da un lato quali servizi e funzioni si devono insediare all’interno del borgo, dall’altro quale destinazione possono avere gli spazi del Castello

 …. con i nomi dei Cittadini allora presenti.  Documento rintracciato  fra il materiale di Città Ideale,  che certo si identifica con queste iniziative. La necessità preventiva di studiare le soluzioni sull’uso del Castello…  insegnano qualcosa.  Sono trascorsi otto anni ed è cambiato il mondo, ma anche il modo di  vedere da parte di chi amministra. Inutili le polemiche….  anche questa è memoria.

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  1. #1 scritto da Roberto il 10 ottobre 2013 20:45

    Ma guarda un pò che c’era anche l’Architetto Ugo Terzi del Comitato Commercianti ed Imprese della Chiesetta (abbreviato con Ass. Commercianti ma non era un’associazione bensì un comitato sorto per la viabilità contro i sensi unici ) di cui qualcuno dice di non ricordarne l’esistenza…..!!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 10 ottobre 2013 20:47

    Roberto, i nomi dei partecipanti e la loro storia lei li conosce molto meglio di quanto possa fare Città Ideale.
    Sarebbe anzi interessante che sotto questo profilo ci facesse una breve storia delle persone allora riunite nella Chiesetta di Buccinasco Castello.
    Anche per i lettori sarebbe interessante.

    A chi scrive è piaciuta la considerazione e l’interesse sulla sorte del castello; l’esigenza di individuarne PRIMA un PROGETTO DI IMPIEGO…

    RE Q
  3. #3 scritto da Flavio T. il 13 ottobre 2013 23:24

    Buona Domenica, Saccavini …

    # Propagazione degli errori statistici (detti anche quadratici) #

    Supponiamo di voler calcolare una grandezza fisica y che sia funzione di una sola grandezza x misurata direttamente, sia cioè: y = f(x).

    *** la verità y di un blog funzione di quanto si dice/scrive x ***

    Effettuiamo adesso n misure dirette, indipendenti e nelle stesse condizioni della grandezza x, dalle quali poi calcoliamo la media aritmetica xm e lo scarto quadratico medio σ(x).
    Qual’è la miglior stima per f(x) e quale indeterminazione dobbiamo associare?

    *** cioè qual è la verità stimata, se facciamo n letture sul blog ? ***

    In corrispondenza alle n misure dirette xi si hanno n valori di yi =
    y1, y2, … yn = f(x1), f(x2), … f(xn), con valore medio:

    ym = [ f(x1) + f(x2) + … + f(xn)] / n

    sviluppando in serie di Taylor
    e ricordando che la somma degli scarti sommatoria Σ(xi – xm) rispetto alla media è nulla
    si ottiene

    ym = f(xm)

    cioè il valor medio di una funzione coincide con il valore della funzione in
    corrispondenza al valore medio dell’argomento.

    *** la verità di un blog è la verità mediata di quanti vi scrivono ***

    In analogia si calcola lo scarto quadratico “medio” σ = σ(f(x)).

    # Combinazione di errori massimi e statistici (detti anche quadratici) #

    Consideriamo il caso misto in cui la misura di una grandezza fisica y dipenda da altre grandezze xi affette da errori sia massimi che statistici (detti anche quadratici).

    Consideriamo il caso di un singolo errore massimo e di un singolo errore statistico, situazione cui sempre ci si può ricondurre combinando prima tutti gli errori massimi e poi tutti quelli statistici.

    Si può operare in modo diverso a seconda dello scopo della nostra misura (-1 e –2 ).

    -1 Se vogliamo sapere ”con certezza” in quale intervallo cada il valor vero della grandezza in esame dobbiamo usare la trattazione degli errori massimi.

    Si trasforma l’errore statistico in errore massimo
    cioè l’errore massimo associato alla m è Δm ≈ 3 σm
    dove σm è lo scarto quadratico “medio” della serie di determinazioni per m.
    Infatti, nel caso ideale della distribuzione gaussiana degli errori accidentali la probabilità di osservare uno scarto dalla media maggiore in modulo di 3σ è inferiore allo 0.3% (molto piccola).
    ( probabilità 68%, 95%, 99,7% per 1σ, 2σ e 3σ rispettivamente )

    -2 Se invece vogliamo ottenere una stima “realistica ma probabilistica” dell’errore dobbiamo usare la trattazione degli errori quadratici.
    Se una grandezza m è misurata con errore massimo Δm , possiamo procedere in due modi (-2i e -2ii).

    -2i Assumere una distribuzione uniforme, ovvero costante (misure equiprobabili) entro l’intervallo [m −Δm ,m + Δm] e nulla al di fuori.
    Si dimostra che l’errore quadratico “medio” è σ = Δm / √3 ≈ 0.577 Δm

    -2ii Assumere una distribuzione gaussiana, con picco centrato nel valor medio dell’intervallo ed errore quadratico “medio” tale che 6σ(m) copra l’intera larghezza dell’intervallo.
    Sotto queste ipotesi l’errore quadratico “medio” è σ = Δm / 3 ≈ 0.333 Δm

    *** Ricordiamoci. Qual’è la miglior stima per y = f(x) e quale indeterminazione dobbiamo associare? ***

    *** y è la verità di un blog ****

    # Errori sistematici #

    E poi oltre agli errori massimi e statistici (detti anche quadratici), ci sono gli errori sistematici: quelli che dipendono dalla effettuazione intrinseca della misura.
    Anche se si potesse realizzare un numero elevatissimo di misure, diventerebbe impossibile mantenere costanti le condizioni sperimentali. L’usura degli strumenti potrebbe introdurre errori sistematici.

    *** Perché quindi scrivere e scrivere su un blog ? è chiara l’analogia, ? ***

    Ho finito. Chissà: vorrei qualcuno dicesse: sfuggente !!

    Ma il Lettore attento avrà colto il significato subliminale, atteso, di previsione che io mi attendo dai blog.
    Nullo, proprio nullo !!
    Ho detto: il significato “di previsione” !!

    Qui di seguito riflettiamo sul Caso !
    Nei modelli matematici quasi tutto si concentra sul “normale”, soprattutto nei metodi di inferenza con curve di Gauss a campana, che non dicono quasi nulla. Perchè? Perchè la curva a campana ignora le grandi deviazioni.
    La logica dell’imprevedibile rende ciò che non si sa molto più importante di ciò che si sa.

    *** i blog servono per indagare, non per prevedere !! ***

    Possiamo dedicarci a un’altra “scienza”: fare previsioni !!
    Non con le matematiche di Gauss, ma con le matematiche di Benoît Mandelbrot.

    Provate a far previsioni che possano essere messe alla prova !!
    Cercate di falsificare le ipotesi, non di confermarle !!
    Non perdete tempo a confermare una congettura, usate la “storia” per confutarne una !!
    Provate a vedere se le vostre idee sono giuste, provando prima a controllare se sono sbagliate !!

    E con questo,
    un grande grazie a tutti i Lettori che hanno colloquiato con me,
    e che vorranno farlo in futuro.

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 14 ottobre 2013 00:03

    Grazie Flavio, per la lineare descrizione di logica matematica: un po’ faticosa ma sempre utile da percorrere per giungere a comprendere l’intento.
    Sempre esercizio utile.

    Trovo interressanti le ipotesi di risposta logico matematica verso le posizioni e proposizioni di un blog come Città Ideale.
    E’ a questo che si riferisce, vero? ho compreso bene?

    Se fosse così, siamo di fronte ad una sua dimostrazione che è manchevole nel presupposto.
    Ciò che viene scritto sul blog (vale per qualsiasi scritto o analisi, ma affrontiamo il caso blog) dovrebbe essere conseguente ad una compiuta e comprovata conoscenza dell’argomento trattato o dedotto.

    Fatto impossibile in ogni caso; a Buccinasco poi siamo di fronte ad una opacità strutturata, voluta.
    Pressoché l’esatto contrario della TRASPARENZA.

    Meno si conosce, meno conoscono i consiglieri di minoranza meglio è per la attuale maggioranza, che persegue questo intento (potrei dimostrarlo con decine di casi, ma non è qui il luogo, credo che ne vorrà convenire, o lo prenda come un assunto probabilistico).

    Colui che intende comunicare (su un qualsiasi supporto, blog compreso), informare, ha di fronte due strade principali:

    > limitarsi a riprodurre le comunicazioni che vengono dalla maggioranza (esercizio inutile, un doppione dei comunicati comunali)

    > raccogliere il possibile cercando di ottenere il massimo possibile di attendibilità, impegnandosi ad una valutazione non preconcetta, cercando di derivare le logiche di un percorso, di un processo di azione, di comportamenti. Avendo cura di trasmetterli come tali, come deduzioni possibili, distinguendo da ciò che è inconfutabilmente vero.

    Questo secondo agire, ove non farà fatica a riconoscere l’intento di Città Ideale, lo vediamo come l’unico modo utile, direi indispensabile, per far comprendere ai Cittadini e alla nostra assemblea elettiva, come possono stare le cose (come possono, sia chiaro).

    Diciamo che di questa funzione di Città Ideale noi tutti siamo orgogliosi per il compito assunto e per gli effetti che ne sorgono nella vita sociale della nostra cittadina.

    Del castello ne dobbiamo parlare ancora: non è finita qui anche se il Sindaco da ormai per la cosa conclusa e definita.
    Il restauro conservaivo senza il Castello è un falso, una contraddizione in termini.
    Chiamare con termine improprio una operazione immobiliare che ha evidenti finalità speculative.

    Buona notte, Flavio

    RE Q
  5. #5 scritto da Andrea D. il 14 ottobre 2013 09:54

    Flavio mette, a suo modo, in risalto una questione importante sulla “tenuta” dei modelli logico/matematici (o pseudo-tali) sui quali si basa buona parte della nostra vita: le ormai famose teorie del “cigno nero” (VEDI) e via discorrendo.

    Che i modelli “normali” possano, in situazioni estreme, magari rare, ma non impossibili, rivelarsi inadeguati è un fatto noto e il famoso fallimento del fondo LTCM (VEDI), creato addirittura da premi nobel, ne è una testimonianza reale (qualcuno considera tale fallimento, e tutto ciò che ne è seguito, come l’elemento iniziale dell’attuale crisi).

    Nei modelli matematici quasi tutto si concentra sul “normale”, soprattutto nei metodi di inferenza con curve di Gauss a campana, che non dicono quasi nulla. Perchè?
    Perchè la curva a campana ignora le grandi deviazioni.
    La logica dell’imprevedibile rende ciò che non si sa molto più importante di ciò che si sa.

    L’affermazione è vera, ma in realtà la situazione non è così tragica: le previsioni basate su modelli normali si rivelano, per la maggior parte del tempo, più che sufficienti (non perfette, ma accettabili).

    Il costo per perfezionare i modelli oltre una certa soglia non sarebbe ripagato dal valore atteso della maggior precisione ottenibile (la loro utilità marginale è negativa).
    E noi potremmo tranquillamente vivere felici nella nostra beata ignoranza per la maggior parte del tempo.

    In sé il fallimento di un modello, evento comunque raro, non sarebbe nemmeno una tragedia, se non fosse che buona parte dei modelli sono interrelati tra di loro e, basandosi quasi tutti sulle stesse logiche, l’evento imprevedibile, il cigno nero, rischia di mandarli giù uno dopo l’altro come in un domino.
    Questo è il vero problema e il dramma attuale.

    Ciò che risulta accettabile per micro-transazioni non lo è a livello sistemico: il fallimento di un’impresa nel mercato è un fatto assolutamente normale e fisiologico, ma il fallimento di tutte le imprese nello stesso momento potrebbe rivelarsi una catastrofe.

    In un sistema complesso composto da una miriade di variabili il fallimento di uno dei tanti modelli non diventa più un fatto eccezionale e trascurabile, ma un fatto statisticamente certo: ecco perché alcuni autori sostengono la ciclicità e l’inevitabilità delle crisi (che, data l’interdipendenza sempre più marcata, si fanno via via più profonde e gravi), fintanto che non si cambierà il modo in cui i sistemi sono strutturati.

    Facile a dirsi, ma non così facile a farsi.
    Anche perché, secondo le teorie di Taleb (e non solo), gli interventi delle autorità centrali che teoricamente dovrebbero mirare a ridurre la volatilità, in realtà aumentano l’interrelazione dei modelli rendendo gli eventi improbabili ancora più devastanti: in poche parole gli sforzi (“politici”) per migliorare la stabilità del sistema finiscono con l’andare nella direzione opposta e rendere il sistema ancora più vulnerabile e fragile (VEDI)!

    La “scuola austriaca”, ne abbiamo già parlato, offre spunti interessanti in tal senso (VEDI).

    D’altra parte la perfezione, come Flavio ci ha evidenziato, sarebbe raggiungibile solo in campo teorico e mai in ambito pratico.
    Non per fare il bastian contrario, ma sono convinto che anche i modelli che Flavio utilizza nelle sue strategie di trading, per quanto accurati, non siano assolutamente perfetti.
    Sbaglio Flavio?

    Lo sforzo dell’impresa è proprio quello: accettare la sfida di previsioni imperfette.
    Ecco perché per investire, per creare, per intraprendere occorre coraggio e, in qualche caso, forse anche un pizzico di follia, come diceva Steve Jobs «stay hungry, stay foolish».
    In caso contrario ci sarebbe solo la rassegnazione del memento mori.

    The optimist proclaims that we live in the best of all possible worlds; and the pessimist fears this is true – J. Branch Cabell.

    RE Q
  6. #6 scritto da Saccavini il 14 ottobre 2013 13:02

    Molto interssante l’analisi Andrea, ottima integrazione con le formula matematiche a caduta esposte da Flavio.

    Riferimento che mi sembra valido ed addirittura molto importante nella finanza globale e in flussi e decisioni macroeconomiche; il richiamo al blog fatto da Flavio mi ha portato ad una deviazione non voluta.

    Interessante il discorso, anche a livello universitario.
    Gli studenti di economia di Buccinasco (e non) , siano essi in Cattolica, Bocconi o Statale, possono trovare utili queste esemplificazioni e analisi teorico-tecniche che li riguardano…. (oltre ad avere spunti sulla gestione politica e sociale della nostra casa comune).
    Buccinasco anche in ciò si sta incamminando verso una Città Ideale.

    RE Q
  7. #7 scritto da Flavio T. il 14 ottobre 2013 17:22

    Ringrazio, Andrea !

    Ricordi, caro Saccavini, a chi legge
    che qui si propongono idee:
    si ha solo da rispettare un “abito”.

    La stravaganza ideale è accettata, o no, Saccavini ?

    Qualche firma anonima non si è più vista
    e sapete cosa penso io ?

    Nella vita ti può andar male qualcosa ..
    ma ci dobbiamo credere,
    nel nostro metodo e nei nostri modi,
    a Buccinasco (MI) come alla Booth (Chicago) di Zingales.

    Poi il bravissimo Andrea ci dettaglierà
    http://www.corriere.it/economia/13_ottobre_14/nobel-l-economia-fama-hansen-shiller-ceb9ff98-34c0-11e3-b0aa-c50e06d40e68.shtml

    E rileggete domani,
    ciò che avete lasciato incompiuto oggi !

    RE Q
  8. #8 scritto da Saccavini il 14 ottobre 2013 17:31

    Buon pomeriggio Flavio,

    LA STRAVAGANZA IDEALE E’ ACCETTATA!

    Non vi sono dubbi in Città Ideale, così come il metodo galileiano del “provando e riprovando” incessantemente finché non si arrivi alla certezza (provvisoria) di uno step.
    Non per fermarsi, ma per ripartire da lì, rimettendo tutto in discussione, dando un occhio anche alle “certezze”, provando a speculare sulle variabili che vengono ove queste non fossero più tali.

    cordialità

    RE Q
  9. #9 scritto da Andrea D. il 15 ottobre 2013 08:50

    Confesso d non conoscere sufficientemente a fondo i lavori dei tre futuri premi Nobel da poter entrare nel dettaglio (dal link che ci indica Flavio ndr).

    Le motivazioni, però, mi sembrano corrette

    «Non c’è modo di prevedere il prezzo di azioni e obbligazioni dei prossimi giorni o settimane. Ma è possibile invece prevedere l’andamento di questi prezzi su più lunghi periodi»

    e non ravvedo tutte quelle contraddizioni riportate nell’articolo in quanto gli orizzonti temporali sono profondamente diversi.

    Per esempio, la correlazione tra il prezzo previsto di un titolo a 18 mesi e l’andamento, al rialzo o al ribasso, che lo stesso titolo avrà nelle prossime ore è pressoché nulla.

    Credo che Flavio, che da quanto ho capito è un professionista, nel vero senso della parola, cioè uno che fa trading di mestiere, possa darci un’opinione molto valida in proposito.

    RE Q
  10. #10 scritto da Flavio T. il 15 ottobre 2013 15:48

    Ci documenteremo, Andrea !

    Il più celebre Eugene Fama è diventato Ph.D in economia e finanza sotto la guida di Benoit Mandelbrot.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Eugene_Fama
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lars_Peter_Hansen
    http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Shiller

    RE Q

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