Partitocrazia e gestioni locali: il cancro degli sprechi è diffuso: pagheremo noi

Esempio uno. Cominciamo con un comune della Lombardia: 8mila abitanti. Cinque società di servizi controllate al 100%, cinque consigli di amministrazione. Ve ne è persino una per la gestione degli immobili comunali. Case popolari, stazione dei carabinieri una scuola. Indebitata oltre misura, sembra si arrivi a 30 milioni.

Costruzioni di case popolari per assegnare appartamenti. Costi esagerati dei terreni, le banche che hanno bloccato i conti. I dipendenti del comune e delle società pubbliche sono sei mesi che non pigliano lo stipendio. Le case popolari attivate nonostante le criticità. Indebitamenti, lettere di patronage, irregolarità  contabili diverse.

La Corte dei Conti sta mettendo sotto controllo la situazione ma la situazione è così seria che il dissesto è inevitabile: immobili comunali all’asta: compreso la scuola e la caserma dei carabinieri. Ci fermiamo qui. Questa situazione non è nata ieri, ovviamente. L’attuale Sindaco incolpa la amministrazione precedente. Verifiche e controlli faranno al massimo emergere irregolarità penali con responsabilità di qualche politico o funzionario.

Non si potrà rientrare e alla fine si andrà al commissariamento. Un fallimento che sarà coperto da noi, dallo Stato. 18 milioni sperperati di cui noi saremo i pagatori. Domandiamoci: dove sono andati a finire? Quali sono le relazioni con il sistema di partito regionale, nazionale, le nomine e gli scambi di favori vari?  A saperlo, saperlo. Tutto uno sfascio che andrà avanti da almeno un decennio se va bene.

Politicamente coloro che hanno costruito il buco facendola franca (uno o più), facendolo pagare allo Stato (ripetiamolo: a noi), in politica saranno giudicati furbi e capaci. Persone che hanno costruito finanze, raccolto voti e consensi distribuendo case (quelle esistenti registrano un paio d’anni di arretrato con l’incasso degli affitti).   Giunte PDL, cui è seguita l’attuale del PD.  Beneficerà del dissesto e dei soldi che verranno dallo Stato a rimettere a posto tutto, a pagare i dipendenti a coprire i debiti: una trentina di milioni complessivi (se non sono cresciuti nel frattempo).

Esempio due. Un comune del beneventano che entra nella trafila del fallimento: dichiarazione di bancarotta, quindi arrivano i soldi da noi, dallo Stato. Il comune paga tutti i debiti privilegiati mentre si “dimentica” dei debiti non privilegiati (cosiddetti chirografi), quelli verso imprese private. Non pagamento che il comune vorrebbe giustificare come un fallimento di azienda privata: il Comune è fallito e i crediti privilegiati non si pagano.

Già, ma l’Italia è in Europa ed un paio di imprenditori vanno in cassazione e perdono; poi si rivolgono in Europa.  Qui, sorpresa, la Corte Europea di Strasburgo stabilisce una ovvietà, che per ogni paese europeo (tranne l’Italia) è pacifico che

“Un’autorità locale non può usare le sue difficoltà finanziarie come scusa per non onorare i suoi impegni”

Quindi i due artigiani creditori, dopo venticinque anni, otterranno il pagamento oltre interessi e altre spese, che pagherà lo Stato (cioè noi). Bene! Avete un’idea cari lettori che rivoluzione è questa sentenza della corte europea? Quante saranno le aziende che non hanno ricevuto pagamenti da enti locali o enti pubblici perché andati in dissesto? Quali gli importi complessivi?

Milioni, e più probabilmente miliardi, che le aziende private le quali avevano oramai perso ogni speranza di incassare i loro crediti dagli enti locali dissestati, adesso si faranno avanti ? da dove verranno questi soldi è pacifico: lo Stato (cioè noi Cittadini: pagheremo noi).

Dobbiamo stare tranquilli e pacifici perché poi tutti questi soldi lo Stato li andrà a chiedere agli amministratori locali?  ai partiti che li hanno rappresentati? ai dipendenti pubblici in eccesso assunti per fare attività politica?  Questi soldi li dovrebbero tirare fuori loro, fino all’ultimo euro. Noo? Forse chi ha qualche dubbio ha ragione, purtroppo. La partitocrazia detiene un potere medievale: fonte di potere e di diritto, può combinare di tutto e non paga mai; o quasi. Vogliamo con il nostro voto mandarli tutti a casa?

Nota Bene

Nell’esempio Uno della Lombardia le elezioni si sono tenute in questa primavera ed ha vinto un candidato del PD (presentatosi con una lista civica); superando un candidato di Lega e PDL (altra lista Civica). Terzo il candidato M5S unico che si è presentato con la sua faccia di movimento politico reale. Bisogna pesarli molto bene i candidati, con un principio di fondo ben chiaro. Chiunque abbia presenze organiche in un partito, quale che sia, si presenti con qualsiasi lista finta civica, fa parte della partitocrazia e deve essere lasciato a casa.

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