Comuni autonomi o comuni vassalli? L’ora per decidere

Si deve discutere di autonomia, non tanto dell’IMU (diventata un bersaglio forte del PDL a causa delle sue discriminanti che penalizzano i piccoli e i deboli); adesso non la vuole più nessuno. Il problema però non è nominalistico, come indicato nell’articolo precedente sul tema (VEDI). La questione è di sistema. Buoni ultimi anche qui dobbiamo adeguarci all’Europa.

 

Non conosciamo se vi sia già un vincolo di legge europea cui adempiere. Se c’è non ha ancora sforato il tempo per la sua introduzione (la “Service Tax”). Scopo evidente è inserire un contrappeso diretto che obblighi gli eletti a rispondere ai Cittadini: se sprecano o non spendono bene, se fanno pagare troppe tasse, i Cittadini li mandano a casa. Indipendentemente dal colore nazionale e dagli orientamenti individuali. Contano i risultati.

L’effetto della autonomia amministrativa dei comuni (nella Costituzione da ormai 12 anni, finora non applicato) inevitabilmente riduce la componente ideologica dei partiti nazionali. I Cittadini sono portati ad essere più liberi, più pratici, meno soggetti alle chimere ideologiche. Sarebbero lentamente destinati a pesare di meno in costi per noi (lo Stato), diventerebbero più leggeri.

Un percorso che viene visto con timore, con diffidenza. Per gli apparati vengono meno alcuni punti angolari su cui si regge la partitocrazia. Sentono che il potere può sfuggir loro di mano, ridursi. Tuttavia, la criticità della situazione li obbliga a fare la scelta, mentre per loro gli spazi si riducono sempre di più. Così come in misura crescente il senso di autonomia ha maggiori consensi fra i Cittadini.

I quarantaquattro sindaci della provincia di Milano che sono usciti con un vero e proprio manifesto per l’autonomia (VEDI) sono qualcosa più di un sintomo della domanda di cambiamento.  Si aggiunga a questi il sindaco di Pavia Cattaneo Alessandro (PDL) che chiede l’abolizione dell’IMU ma dice

“Sono fautore da sempre dell’autonomia dei Comuni e della loro responsabilizzazione. Dunque sono convinto che sia necessario pensare ad un sistema che finalmente sui allontani dall’attuale centralismo”…. “restituire l’autonomia fiscale ai comuni è sacrosanto”.

Le proposte passano dalla revisione del catasto (condivisibile e anche questa sacrosanta), ma parla anche di tagli alle spese di personale:

“ho dovuto dare 200mila euro in premi…. Dovuti in base ai contratti nazionali. .. il Sindaco di un capoluogo prende un terzo di un deputato e la metà di un suo dirigente”

Voci, sintomi di una sensibilizzazione che  sono troppo lontane dai centri di potere della partitocrazia e governo (che della prima è la manifestazione politica). Dai quarantaquatto sindaci milanesi, bellamente ignorati (eppure rapresentano almeno un milione di Cittadini!), non vengono reazioni. Lo squilibrio dei poteri e forse ancora forte, oggi. Qui però non abbiamo di fronte pretese localistiche ma principi ed idee fondanti del vivere democratico.

Sarà ancora un fuocherello, ma destinato a crescere e a vincere. Ci si arriverà con la società civile: o la politica partitocratica  riuscirà a cambiar pelle (e questa dei nostri primi Cittadini può essere una strada) o la partitocrazia subirà i destino di un tracollo improvviso. Saranno tutti messi da parte. Maledetti da tutti per i pesantissimi sacrifici che dovremo affrontare.

I Sindaci interessati e anche altri (che ancora non hanno firmato), crediamo debbano compiere uno sforzo coerente nella direzione giusta da loro intrapresa. Fare in modo che a partire dal loro partito di riferimento man mano sia coinvolta l’intera società per un bagno di rigenerazione di cui tutti sentiamo l’urgenza. Del quale l’intera Italia ha un assoluto indifferibile bisogno. Battano un colpo, due, tanti quanti saranno necessari ma per favore, per il Paese per tutti noi,  non pieghino il capo silenti.

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