Il Paese, patto di stabilità, IMU e la partitocrazia

 Il Paese: il debito pubblico sostanziale è di 2100miliardi di euro (enorme in rapporto alla ricchezza prodotta), siamo prossimi al fallimento, che per un Paese si chiama ristrutturazione del debito. Cioè accordarsi con i creditori (soprattutto banche italiane, che fallirebbero tutte, ma anche istituzioni e banche estere oltre la BCE). Spendiamo troppo, la tassazione è al massimo compatibile e si avverte qualche scricchiolio. Con queste spese dello Stato  il sistema economico non regge più. Da dieci anni stiamo declinando.

Il patto di stabilità: meccanismo europeo impostoci dall’euro. La spesa non può superare le linee programmate. Obiettivo europeo per tenere sotto controllo l’inflazione. Oltre il programma definito da ciascuno Stato non si può spendere. Anche se vi sono risorse, queste devono rimanere lì. Se il programma fosse reso eguale per tutta la spesa pubblica, non entrerebbe in funzione. Che vi siano enti con risorse ferme (come ad esempio i 3 milioni che Buccinasco non può utilizzare)  è conseguenza delle altre hanno programmi di spesa eccedenti.

Patto di stabilità due: i comuni (che rappresentano il 16% della spesa pubblica) sono assoggettati al patto di stabilità. Le strutture centrali e ministeriali possono sforare: quindi i Comuni subiscono le conseguenze delle spese centrali (che sono il 55% del totale). Gli sforamenti non saranno tutti sprechi, però è evidente lo squilibrio. La cinghia la devono tirare tutti, non i soli comuni.

IMU o Imposta Municipale Unica: doveva essere, come dice il suo nome, la “Service Tax” che viene applicata in Europa, secondo il principio che gli enti locali devono rispondere ai Cittadini delle spese fatte perché le risorse le devono prendere da loro. Imposta nata male, squilibrata, per cui è inevitabile che sia oggetto di rivendicazioni partitiche (il consenso è il faro che le guida). 

Imposta Municipale Unica due. La partitocrazia ha occupato in modo ferreo le gestioni locali, in modo crescente. Scopo della partitocrazia è gestire per mantenere o accrescere il consenso. Ciò è più agevole se le risorse sono ripartite centralmente e distribuite in funzione dei ritorni elettorali. Se invece chi amministra deve spendere con oculatezza ed efficienza se vuole essere rieletto, le possibilità di manovra durate quarant’anni  si riducono fortemente.

Questa la situazione: adesso si discute di cancellare l’IMU (introdotta dal governo all’epoca di Berlusconi e Maroni) perché iniqua. Si potrebbe correggere, trasformandola in “Service Tax”, oppure abolendo l’IMU e rimodulando l’Irpef:

“rimettere tutti sullo stesso piano farebbe guadagnare un gettito tale da garantire l’abolizione dell’IMU sulle prime case e superare l’indeducibilità della tassa alle imprese, che rischia di essere  censurata dalla consulta.

“verrebbero fuori più di 5 miliardi  con i quali finanziare i Comuni… anche se non sarà facile convincere il PDL dell’oppotunità di sostituire una tassa con un’altra di importo sostanzialmente equivalente” Mario Sensini – corrieredellasera 10 Agosto 2013 da una intervista al ministro Saccomanni

Si ritornerebbe indietro; i soldi che arrivano ai comuni per trasferimenti dallo Stato. Evviva! Continua la cuccagna (mentre il debito pubblico sprofonda). Non siamo ancora alla legge, ed è ancora possibile che la soluzione non sia questa. Sta crescendo l’opposizione dei Sindaci  (quelli meglio messi, perché dal territorio traggono più risorse ma anche quelli amministrati meglio della media) al ritorno dello statalismo totale .

Non solo, ridurre o azzarare la “Service Tax” o  IMU o come la si voglia chiamare, sarebbe bocciato da tutti gli economisti di tutte le scuole, italiani e internazionali. Un fallimento della democrazia  prima ancora del disastro economico inevitabile. Se la possibilità di spendere non ha il contrappeso degli effetti negativi verso chi il potere esercita, genera inevitabilmente spesa facile. Sostanzialmente spreco.

Una scelta che riduca l’autonomia degli enti locali o addirittura la annulli, dal punto di vista economico fa l’interesse esclusivo della casta, della partitocrazia. Può così allocare le risorse al paese Alfa o Beta, in funzione del ritorno elettorale, non dei risultati in termini di servizi ed efficienza.  Sarebbero avvantaggiati i Comuni spreconi. Questo è il risultato delle spinte partitocratriche verso la centralizzazione, corrispondente al declino del Paese.

I Cittadini lo stanno imparando sempre di più. Grazie anche all’esemplare messa in opera del Movimento Cinque Stelle. In parlamento ma anche nei comuni che amministra: capoluoghi come Parma e più recentemente Ragusa, ma anche le centinaia di comuni medio o minori. Un sistema che per affermarsi deve essere composto di partiti leggerissimi, che non costano e che si attivano solo per le campagne elettorali, con soldi propri. Ne parleremo ancora…

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  1. #1 scritto da Saccavini il 16 agosto 2013 09:18

    La partitocrazia vuole mandare in sfacelo il paese?

    Con il decreto Fare(?) di questo governo ha tra le altre faccende inserito una norma che sembra assurda (almeno per come viene descritta da ilsole24ore):

    Da settembre al 30 novembre a comuni, province(!!) e regioni viene data la possibilità di chiedere l’acquisizione di diecimila immobili proprietà dello Stato per gestirli o venderli.
    In buona sostanza cedere patrimonio per mantenere livelli di spesa che non possiamo permetterci.

    Diventare più poveri senza ridurre il debito pubblico….?
    Hanno trovato anche il nome accattivante per questa iniziativa: “federalismo demaniale”…

    Così descritta sembra una follia!!!

    Raccoglieremo elementi di dettaglio e ne scriveremo senz’altro….
    La partitocrazia sembrerebbe dare il peggio di sé ballando allegramente sul ponte pericolante della nave-Paese, continuando a sperperare….

    RE Q

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