Berlusconi: un bilancio e il domani del paese

Un fenomeno politico straordinario. Riuscire in quattro mesi a realizzare un partito e vincere le elezioni nel 1994 è stata una impresa storica. Ma anche l’avviso, la dimostrazione che la politica dei partiti dinosauri costruiti e strutturati durante la guerra fredda, i Cittadini non li volevano più. Già vent’anni fa. Berlusconi ha rappresentato il nuovo, la fine delle ideologie, la possibilità di ricostruire il sistema e la politica.

Gli hanno messo i bastoni fra le ruote? Certamente, ed hanno fatto di tutto, tutti i poteri statalisti, gli apparati ministeriali, la magistratura, i sindacati. Tutti. Ha dovuto lottare parecchio, non ha mollato, nonostante una malattia grave, di quelle serie, da cui è venuto fuori. Nessuno sconto, dentro e fuori, da presidenza della Repubblica, la finanza, e tutto il resto. Non gli hanno fatto mancare niente.

Anche grazie alle sue televisioni (che però non spiegano tutto) è rimasto in sella è ha rivinto. Ha provato ad avere anche maggioranze solide in entrambe le Camere. Poi è cominciato il compromesso: quando? La riscrittura dello statuto dei lavoratori che, esagerando o forse volendo dare soprattutto il senso di una sconfitta al sindacato, ha ridotto nella eliminazione dell’art.18 ed ha fatto flop.

Una battaglia che avrebbe dovuto essere  ben più ampia e profonda, articolata. Gli errori sono di alcuni suoi consiglieri del ramo, ma come è giusto in politica, la responsabilità è di chi guida. La colpa storica di quel flop è sua. Apparentemente questione che si è risolta in un nulla di fatto, ma da qui è cominciato un inciucio sostanziale, una ripartizione del potere che ha coinvolto gli apparati ministeriali e tutti i partiti. Infatti le riforme sono finite: non e ne sono fatte più.

Non ne ha fatta una di riforme del Paese, della macchina dello Stato.  Tranne alcune leggi sulla giustizia che sono di taglio modesto, spesso funzionali ad alcuni giudizi in corso d’opera che gli tornavano utili. I codici erano da rifare e invece sono stati  peggio ridotti, resi complicati e inefficaci.

Il peggio è stato poi: ripartita la gestione della spesa pubblica, delle aziende pubbliche, dei lavori pubblici; preso atto che la greppia era luogo ove ce n’era per tutti, il Berlusconi degli ultimi anni è degradato, pesantemente. Lasciando fare ma anche trattando affari di sue aziende con capi di stato dell’Est o del Nord Africa. Lasciandosi andare in comportamenti troppo esibiti, impropri per un uomo di Stato.

Questioni personali che ci sono sempre state e ci saranno sempre ma che devono restare fuori, condotti con la cura. Con gli apparati che devono poter velare, proteggere. Finché è arrivato ad assumere impegni in Europa che dopo qualche mese ha dimenticato (litigando per ciò con Tremonti). Il livello di rischio raggiunto dal paese è stato tale da obbligarlo all’uscita.

Qui è finita la vicenda politica di Berlusconi. Quello che viene dopo è un declinante tramonto che per lui c’è da augurare duri il meno possibile. Nel suo entourage (nani e ballerine, come nell’ultimo Craxi) spingono  perché  resti.  Confidando nel proprio interesse, per continuare a lucrare dal potere. Non spetta a noi, ma se dovessimo esprimere un consiglio gli diremmo di lasciar perdere.

Dopo vent’anni i politici d’allora ci sono ancora tutti (tranne qualcuno passato a miglior vita): già questo dà la misura di quanto non ha funzionato.  Il dopo per il nostro Paese? Falliti i tecnocrati come Monti, ci vuole un ricambio generazionale e ripulito. Qualcuno nell’area che a lui fa riferimento può sorgere.

Per ora l’alternativa paradossalmente (ma neanche tanto)  è Renzi: la più valida . Quando costui si renderà conto che l’azienda-partito PD farà di tutto per non lasciarlo alla guida della segreteria, dovrà andarsene e partire con la propria squadra e un progetto per il paese.

Questo è ciò che si vede oggi, ma non è escluso che spunti qualcun altro. Anche che possa  rivitalizzarsi FERMAREILDECLINO, purché non metta alla plancia di comando qualcuno dei vecchi tromboni. Che riesca a coagulare forze fresche e che, anche questo paradossale, trovi una quadra con il Movimento Cinque Stelle. Con il quale molto c’è di diverso ma una cosa fondamentale è in comune: buttare nel cestino la partitocrazia.

Tag: , ,

  1. #1 scritto da Flavio T. il 3 agosto 2013 20:33

    Il treno B.,
    con i suoi lunghi convogli ha fatto comodo a tante persone,
    perchè ci ha semplificato,
    ci ha permesso di realizzarci in piccolo come modello di PMI,
    proprio così: di affermarci, lo enfatizzo,
    di sentirci tanti Autonomi, tanti Sciur Brambilla, tanti borghesi che al venerdi “a mezzodì” andavano in Liguria.

    Prima del treno Berlusconi,
    i partiti erano taxi, ricordate E. Mattei, no ?

    Ma è finita !!

    Vivono coloro che non han fatto errori lascivi, a mio parere,
    vivono soprattutto coloro che alla scrivania e al capannone non han mai sostituito il Congresso.

    La nostra storia, se permettete, la so io qual’è:
    non si chiama Forza Italia, – troppo comoda – ,
    ma è la Mia Storia !!

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 3 agosto 2013 20:59

    Caro Flavio, devo confessare una cosa.
    Dell’argomento Berlusconi non entusiasma parlarne ora.
    Soprattutto la critica genera un moto di fastidio: troppo facile e perfino comdo criticare ciò che ha fatto, che ha rappresentato.
    Non rientra nel modo che caratterizza Città Ideale.

    Ho alla fine deciso di esprimere una valutazione politica generale sulla vicenda, che riguarda il Paese, perché è questo IL NOSTRO PROBLEMA, di noi italiani.

    Importante individuare una via d’uscita, che comprenda il paese, tutti gli italiani, che siano di sinistra e di destra, innanzitutto i Cittadini ma non i partiti.
    Quelli sono il cancro che impedisce tuttora al Paese di esprimere un piano di rimonta, di rinascita.

    Quanto c’è stato in Berlusconi di buono e quanto è mancato ho cercato di indicarlo.

    Le reazioni estreme quanto servili di questa prima fase dimostrano solo il servilismo della gara sempiterna di quelli che da Berlusconi o dalle sue aziende traggono ritorni.
    Finiranno presto, ci auguriamo tutti.

    RE Q
  3. #3 scritto da Giorgio Vismara il 3 agosto 2013 23:39

    Berlusconi si, Berlusconi no…..
    Berlusconi basta!
    Abbiamo sotto gli occhi quanto ha fatto in vent’anni.
    O quanto non ha fatto in vent’anni…..
    O quanto gli è stato concesso di fare o non fare in vent’anni.
    Adesso basta!
    Anche questo ventennio si è chiuso.
    Lascia qualche segno. Meno tangente dell’altro ventennio vissuto da questa povera Italia.
    Ma tant’è…..
    Forse si stava meglio quando si stava peggio?
    Dobbiamo guardare avanti.
    Mettiamo da parte Berlusconi una volta per tutte.
    Che si goda le sue aziende, le sue case, la sua vita.
    L’Italia la lasci a qualcuno che voglia veramente riformarla.
    Renzi?, Grillo?, Fare per fermare il declino?
    Idee che trovano riscontro in buona parte degli italiani.
    Ma forse insufficienti a creare quel minimo di aggregazione necessario per formare un governo stabile.
    Se Letta riuscisse a fare (ma in modo serio, non gettando fumo negli occhi…) le riforme per cui si era impegnato, sopra di tutte la riforma elettorale e la revisione della spesa pubblica, poi si potrebbe andare a votare con una legge migliore (si spera) dell’attuale.
    Ma riuscirà questo governo a sopravvivere al “ricatto” dei Berluscones?
    E tutte queste “mine vaganti” che sono i mestieranti della politica che fine faranno?
    Qualcuno avrà il coraggio di dire: “punto. A capo.”?
    Qualcuno la vuol capire che non abbiamo più tempo da perdere?
    Che è tempo di rifondare il paese prima che affondi definitivamente?
    Che non ci sono più i russi e gli americani che sponsorizzano le varie parti?
    Che è ora che noi ci si dia una mossa contando sulle nostre forze (residue) e basta?
    Che si guardi all’interesse del Paese prima che al nostro?
    Che chi sta al ponte di comando non agisca come un qualsiasi Schettino ma, da comandante responsabile, si assicuri di portare in porto la nave salvaguardando i passeggeri?

    Oppure stiamo qui ad aspettare, per poi dire:
    Te l’avevi dì de daghèla no a quel lì che l’è un randa!

    E il contatore gira…..
    giorgio vismara

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 4 agosto 2013 07:28

    Buon giorno Vismara,

    Certo che il problema dei problemi è il debito del Paese ed un piano, un programma per venirne fuori.
    Tutto il resto viene dopo.

    Anche un problema comunque importante per il sistema paese: come deve organizzarsi e costruire un proprio gruppo dirigente ed un leader l’area ampia, tuttora prevalente, dei moderati e della destra.
    Problema che oggi viene dopo, è meno urgente del primo: il contatore che continua a girare.

    Speriamo proprio che a comnandare la nave non ci si avventurino personaggi del tipo da lei indicato.

    Costui è tutto, tranne un comandatante e resta un mistero come sia arrivato a ricoprire quell’incarico.

    RE Q

I Commenti sono chiusi.


SetPageWidth