Il mercato, le regole, la partitocrazia: il marcio ha superato ampiamente il limite di guardia

La vicenda Fon-Sai ISVAP . Che una famiglia di imprenditori possa finire in guai giudiziari, che questi guai possano arrivare alla carcerazione, fa parte delle possibilità in qualsiasi paese, in qualsiasi sistema economico. Si può vedere anche in entità internazionali enormi e dal sistema giudiziario e amministrativo ben più solido del nostro.

Una economia di mercato si deve reggere su non molte regole che però devono essere ferree. Regole a maglie strette ove passare deve essere difficile. Soprattutto quando si sorpassano il segnale da dare al mercato è obbligatoriamente severo, senza sconti.  Se poi a tralignare sono i controllori beh: succede una rivoluzione. Si mandano a casa tutti e si riorganizza tutto. Come si farebbe nel caso di Servizi segreti.

Non è questione di severità puritana di stile protestante. In queste procedure è il mercato come sistema che viene messo in discussione e non si può, non si deve transigere. Se gli organismi di contrappeso, di controllo e di correzione del mercato non sono efficienti, sono distorti, crolla la credibilità del sistema Paese. In quel Paese è meglio non investire.

Nel contempo nei paesi  in cui il mercato ha una difesa debole, lì vanno, sono attirate, le organizzazioni internazionali che vivono di affari sporchi, di trucchi, di corruzione che consentono a loro di lucrare, che impoveriscono il Paese. Se il sistema Paese non attribuisce a questa catena di processi il carattere vitale che ha, lo pagano tutti i Cittadini e lo pagano caro. Si riducono gli investimenti dall’estero; quelli presenti tendono ad andarsene.

Parliamo allora della questione per capirci dove sta il problema (VEDI). Una società quotata in borsa, un gruppo assicurativo sottoposto a sistemi ispettivi vitali per la regolarità della categoria (ISVAP), la Consob, si sono rivelati per circa un decennio, “disattenti”. Solo adesso cominciano ad essere indagati i vertici di ISVAP; cominciano.

Ricordiamo di quanto oggi nessuno dice: Nel 2002, su pressione di Mediobanca perchè i conti fossero messi a posto, venne nominato amministratore di Premafin (la holding) Bondi Enrico (quello della spending review,  oggi all’ILVA)  il quale, dopo pochi mesi lascia l’incarico e lo stipendo: per dissapori….. C’è bisogno di indovinare sulle ragioni? Eppure nessuno controlla, nessun allarme. Se vi sono controlli, tutto si sistema. Per 10 anni istituzioni e politica fanno finta di niente!!

Il problema non sono tanto i 600milioni di perdite (che pure si dovrà far di tutto perché rientrino). Il problema, enorme, è: gli organismi di vigilanza e controllo che ci stanno a fare. Dopo la vicenda MPS altrettanto gravemente carente, la domanda che devono porsi le autorità politiche (autorità… che parolona per questi gnomi) è: come intervenire in un modo deciso che rassicuri subito i mercati?

Mandare a casa tutti, rivedere l’organizzazione delle strutture e i meccanismi di monitoraggio, il turn over delle funzioni, ecc. Subito. Senza guardare in faccia a nessuno. Ve ne saranno di incolpevoli ma non si può sceverare il grano dal loglio: tutti via e si ricomincia da capo. Lo si deve fare perché non si ripeta. Il messaggio deve essere: se succede non vi sono innocenti, non vi sono prigionieri: a casa tutti. Elemento che fa crescere il circolo virtuoso dell’autocontrollo dell’istituzione.

Anche perché molti dei funzionari ISVAP e CONSOB  sapevano e sanno. Non hanno firmato direttamente ma hanno visto, è stato loro riferito. Per almeno dieci anni  sono stati ciechi.  In un sistema di tale lassimo etico si deve compiere un repulisti totale. Perché allora non lo fanno i politici deputati a ciò? Il governo che tutto sovrintende?

Qui torniamo alle solite e domandiamoci: da quali politici sono stati nominati gli apicali degli istituti di controllo?  Ecco allora che qualcosa si capisce; diventa concreto il sospetto che anche in questi casi il marcio stia in cima alla scala. Che decidere senza avere l’ok  diventa un rischio per chi ha nominato il funzionario,  per il politico che ha beneficiato in consenso, in potere (o peggio).

Dall’esercizio di un potere che la politica non dovrebbe avere, ecco che deriva,  conseguente, la discesa di favori, voti, scambi, e via via il ruscelletto diventa un fiume, poi un fiume in piena di maleodorante insieme che è obbligato a reciprocamente sostenersi. Quindi non si farà nulla, i media parleranno di gossip che serve solo a gettare sabbia sugli occhi dei Cittadini, tutti resteranno al loro posto.

Pronti a reiterare i favori sporchi nel prossimo successivo caso. Il nostro Paese  se ne vada pure in malora. Discorso generale ma intuiamo tutti quanto di concreto contenga. Il marcio della partitocrazia attanaglia tutta la macchina pubblica. Qui è l’origine di tutto; qui si deve incidere per FERMAREILDECLINO.

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