Bologna e il referendum: continuare con il basso profilo o coinvolgere la Comunità

Lontano da noi ogni anche ipotetico pensiero di voler interferire con scelte e indirizzi della Comunità che si richiama a CL e alle sue strutture collaterali, come in questo caso Compagnia delle Opere CdO per il settore opere educative.  Lo diciamo avendo letto un comunicato che questa associazione fa circolare entro il movimento (VEDI). Ponderato, riflessivo, buonista, pacifico, porge l’altra guancia e invita a tenere i toni bassi. Parla di “provare” a fare passi avanti sulla strada “di tutti i soggetti pubblici e privati che con responsabilità operano per il Bene Comune”.

In sé nulla da dire riguardo al che fare immediato. Reazione logica, rispettabile. Città Ideale che, nel confronto con tutti assume spesso connotazioni disponibili alla comprensione, che si misura al fine di approfondire e ragionare sulle cose (e che spesso proprio per questo, viene vista come un pericoloso comunicatore), nel dibattito sulle idee e le convinzioni, non ha lo spirito del ricucitore se la posizione assunta viene considerata giusta. Va avanti, prosegue e propugna i suoi obiettivi.

Questo del referendum Bolognese, ci sembra uno di quei casi in cui il filo della ragione va mantenuto e se possibile rilanciato. Un accordo al ribasso, con il riconoscimento parzialissimo, già al limite della sopravvivenza, forse va verso una soluzione ?  Crediamo di no, anzi la debolezza insita in questa posizione porterà i nemici del pluralismo e dell’efficienza ad accrescere l’aggressione. Dobbiamo aspettare che cambino gli equilibri per far prevalere leggi meno sfavorevoli?

L’Italia ha sacche di pensiero statalistico diffuso ma fortemente minoritarie, che per una combinazione casuale ha portato ad un referendum privo di logica e di raziocinio ma vivaddio ha pure una grande maggioranza  di Cittadini che sono convinti e tutelano la libertà e quell’insieme di valori che oggi sono soprattutto presenti, nel mondo dell’educazione, in area cattolica.

Perché allora non far leva su questa importante realtà, quale fulcro perché la scuola pubblica, e comprendiamo nel termine anche la statale, non si sblocchi e divenga un terreno decentrato e autonomo per ogni unità organica cui sia affidata la responsabilità di gestione e di risultati, così come del resto avviene per le scuole parificate?

Una campagna politica perché le strutture docenti e i presidi contino di più, che abbiano libertà di costruire progetti e percorsi educativi corrispondenti alle esigenze del territorio e del veloce mutare del sapere, della conoscenza. Liberi di accogliere domande, di sviluppare formazione vera e moderna, di essere protagonisti  e responsabili diretti dei propri risultati?

Davvero così difficile mobilitare tutte le immani risorse culturali e umane che in questa direzione si riconoscono: pubbliche, laiche, cattoliche o che altro, facendone un progetto di rinnovamento e rilancio qualitativo del sistema istruzione ? Città Ideale ne è convinta e confida che le istituzioni non solo locali su questo tema possano costruire un percorso vincente. Destinato a cambiare non solo il mondo dell’istruzione ma le stesse istituzioni del Paese.

Dalla autonomia del sistema di istruzione arriva una potente ventata che libera energie e apre spazi notevoli al ben fare, alla qualità, all’efficienza di cui le scuole parificate sono portatrici. Una stagione di nuova primavera non solo per le scuole confessionali ma per tutto il sistema, entro cui finalmente si libera il falso dilemma delle parificate quale onere per lo Stato. L’intero sistema acquisterà qualità, otterrà la rimodulazione di risorse importanti.

Se non sono le forze sane della nazione a promuovere la rinascita, come mai potrà rigenerarsi il sistema educativo?  Si potrebbe pensare ad una iniziale fase di test, e sotto questo profilo può essere adeguata un’area coerente come Buccinasco o anche un territorio più ampio ma conchiuso per esigenze e progetti formativi da discutere e mettere a fattor comune. Una provocazione?  Forse. Ma una sfida che vale la pena di proporre e sviluppare.

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  1. #1 scritto da pierino il 4 giugno 2013 10:19

    Adesso ci mettiamo a far fare la rivoluzione liberale (per modo di dire) alla guida della chiesa?
    Cosa pretende mai Città Ideale, di vedere parroci e cardinali a manifestare per la scuola decentrata, pubblica ma a gestione privata… ma dai!
    Pubblico vuol dire statale, e basta.
    Certe volte la città è così ideale che sembra vivere sulle nuvole.

    RE Q
  2. #2 scritto da Saccavini il 4 giugno 2013 11:10

    Che bello vivere sulle nuvole, pierino.
    Sarebbe davvero un bel vivere e ci sentiamo di consigliarlo anche a lei.

    Fuori dalle battute: come al solito riduce a cose banali una ipotesi di lavoro ben più ampia e complessa.
    Intanto pubblico significa gestione per tutti, cui tutti hanno diritto.
    Può essere gestita direttamente dallo stato ma anche da enti e soggetti diversi su autorizzazione dello stato.

    Il taglio sociale e politico da dare ad una iniziativa che liberalizzi sul piano organizzativo la struttura centralistica e monopolistica attuale, non deve limitarsi al mondo cattolico ma riguardare tutta la società, nell’interesse del sistema, del paese, delle future generazioni.

    Facciamo ricorso, liberiamo le miriadi di libera iniziativa progettuale dei tanti soggetti oggi compressi e irreggimentati in un lavoro burocratico, stagnante, sprecone e sovraoccupato di burocrati che non si sa bene cosa ci stiano a fare.

    Infine, molto più importante.
    Fa comodo a lei considerare le scuole parificate come confessionali, cattoliche, o che altro. Non è così, anche se la crescita e la affermazione che viene dai credenti e dalle strutture vicine alla chiesa, dal volontariato e dal darsi al prossimo hanno nel tempo fatto crescere la presenza di scuole parificate che da questo mondo sono uscite.
    Sono parificate e svolgono programmi previsti dalle normative, non rifiutano e non selezionano iscrizioni.

    RE Q
  3. #3 scritto da Andrea D. il 4 giugno 2013 11:44

    Ecco , appunto! Al 4 giugno 2013 pubblico = statale.

    Non credo ci sia da aggiungere altro se non che il modello sovietico (albanese, jugoslavo) avrebbe dovuto essere il non plus ultra!

    Avanti popolo alla riscossa! :-(

    RE Q
  4. #4 scritto da Saccavini il 4 giugno 2013 12:08

    Si ma pierino, ne sono quasi certo, nella sintesi non ha espresso il significato che è più ampio.
    Se gli si pone la domanda è disposto a concedere che “Pubblico” possa anche essere compatibile con “Comunale”….
    Il sì non dovrebbe mancare….

    L’importante è che le nomine di docenti e personale vengano dalla politica: che stia difendendo il suo “mestiere”, pierino?

    RE Q
  5. #5 scritto da Saccavini il 4 giugno 2013 18:24

    Ma quale “riscossa” intendono ora i cantori residui del PD, ormai ridotti all’attivo storico?

    Forse intendono erroneamente per “riscossa” un termine ottocentesco aulico che sostiuisce il più moderno e fattuale “incasso” (magari di benefici o scambi di comune interesse, non necessariamente composti di vil danaro).

    Un errore che viene da una declinazione contratta del termine “Riscossione…”
    purtroppo le scuole statali a volte sorvolano, oppure i discenti non discernono…. così nel terzo millennio cambiano i significati dei lemmi, il loro uso…

    RE Q
  6. #6 scritto da genitore statale il 5 giugno 2013 20:01

    Bella la scuola liberalizzata con tanti complessi in mano a manager o a imprese private, per lo più religiose.
    Così come la liberalizzazione delle assicurazioni auto: le più alte d’Europa?

    Far soldi sulla scuola mentre le scuole cercheranno di risparmiare, sarà peggio che ora per farsi soldi, e lo stato che paga…
    Bel progresso Città Ideale… davvero complimenti: si fa per dire

    Sono dipendente dello stato, qualsiasi cosa voi diciate, io mi ritengo serio e lavoro.
    Il mio stipendio me lo guadagno.

    RE Q
  7. #7 scritto da Saccavini il 5 giugno 2013 21:17

    Ci vorrebbe un articolo solo per darle ragione “genitore statale”, perché su certo modo di liberalizzare praticato dalla partitocrazia negli ultimi trent’anni c’è da avere paura. Una per tutte, basti pensare a Telecom…

    La gestione pubblica delle scuole, consentendo la gestione territoriale e la concessione è però altra cosa.
    Quando ne parlo con personale che nella scuola opera, sento preoccupazioni serie a causa di presidi che sono canalizzati al ruolo attraverso i sindacati… Sindacati che occupano e spartiscono gli incarichi con il Ministero….
    Insomma non sarà semplice e i problemi da affrontare sono seri, oltre a rompere il guscio d’uovo di coloro che ci si trovano bene per come è ora e temono di dover mettersi in discussione, impegnarsi nella professione, ecc.
    .
    Crediamo che già rendere autonome le singole scuole sul piano gestionale e della didattica liberi una molla troppo a lungo compressa e consenta una rinascita dell’insieme istruzione.
    Insomma pericoli ci sono, ma non è possibile rimanere fermi.
    Soprattutto lo stare fermi non può essere decisione assunta perché si temono inciuci e irregolarità.

    Vede “genitore statale”, è necessario cambiare decisamente il passo nell’area pubblica.
    Quasi una rivoluzione sentendo come sono strutturati anche organismi delicatissimi, vitali, ma ciononostante impastocchiati da assunzioni e promozioni pilotate, ove la raccomandazione è quasi l’unica regola, il lavoro può essere fatto o meno, ecc.

    Bisogna rimboccarsi le maniche, come lei mi dice che sta facendo, lo si deve fare in molti: tutti gli italiani.

    RE Q

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